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Camorra, omicidio Cesarano, i killer partiti da Boscoreale: 3 fermati. C’è anche la moglie del boss

In stato di fermo Rita Letizia Maugeri, moglie del ras Domenico Guastafierro, legato al clan Aquino-Annunziata e poi il presunto killer Aniello Mirante, e il complice Alfonso Bifulco
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Gragnano –  Era partita dalla periferia di Boscoreale e precisamente dalla zona di via Andreulli la missione di morte per eliminare il pastaio di Gragnano, Alfonso Cesarano legato alla famiglia camorristica dei Di Martino, i narcos della zona Iuvani al confine con Pimonte.

La Dda di Napoli insieme con i carabinieri di Torre Annunziata hanno arrestato tre persone accusate dell’omicidio. Hanno lavorato sullo scooter utilizzato per uccidere, nel pomeriggio del 29 agosto scorso, il compariello di Fabio Di Martino, figlio del boss Leonardo o’ lione.

Tra gli arrestati infatti c’è Rita Letizia Maugeri, moglie del ras Domenico Guastafierro, arrestato in un blitz nel febbraio scorso che portò in carcere 24 persone per traffico di sostanze stupefacenti.

Guastafierro, legato al clan Annunziata-Aquino di Boscoreale, potrebbe essere un anello di congiunzione nella mappa criminale che ha portato all’omicidio di Gragnano. Rita Letizia Maugeri è stata fermata la settimana scorsa quando decine di carabinieri hanno messo a ferro e fuoco la zona al confine di Boscoreale nei pressi di un’abitazione di sua proprietà.

Decine di carabinieri, con l’ausilio dei vigili del fuoco, hanno perlustrato due palazzine in via Andreulli, ritrovando in un garage ‘sigillato’ lo scooter che sarebbe stato utilizzato dai killer.

 La scoperta dello scooter dei killer alla periferia di Boscoreale

La donna ora accusata di favoreggiamento e concorso in omicidio, secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, avrebbe fatto un sopralluogo prima dell’omicidio a Gragnano e poi avrebbe nascosto lo scooter utilizzato dai killer. Ora si trova agli arresti domiciliari per gravi motivi di famiglia.

In carcere, invece, sono finiti Aniello Mirante, 38 anni colui che materialmente avrebbe fatto fuoco contro Alfonso Cesarano e l’incensurato Alfonso Bifulco.di 55 anni che era alla guida dello scooter.

Lo scenario è quello dello scontro per la gestione delle piantagioni di cannabis sui Monti Lattari territorio nel quale il giovane si sentiva padrone del territorio. Cosa abbia spinto ad ucciderlo ma soprattutto chi è o chi sono i mandanti ora sarà il prosieguo dell’inchiesta a doverlo chiarire.

Cesarano fu crivellato di colpi mentre rientrava a casa in via Cappella della Guardia, a Gragnano. Era in sella al suo scooter quando i killer gli spararono una raffica di proiettili che non risparmiò nemmeno il suo cane, ucciso insieme al padrone.

Una vita segnata dalla violenza

Il 34enne non era nuovo a episodi di sangue. Due anni fa riuscì a sopravvivere a un agguato a colpi di kalashnikov messo a segno nei pressi del pastificio di famiglia a Lettere. Una scia di violenza che sembra inquadrarsi nelle tensioni criminali che attraversano l’area dei Monti Lattari, crocevia di affari e interessi delle organizzazioni camorristiche.

Al momento dell’omicidio Cesarano si trovava agli arresti domiciliari per tentato omicidio ed era monitorato da un braccialetto elettronico. Nonostante ciò, poteva uscire per lavorare in un pastificio, circostanza che i sicari hanno sfruttato per tendergli l’agguato.

Le indagini, serrate fin dal giorno del delitto, hanno portato i carabinieri a stringere il cerchio intorno ai presunti esecutori materiali. Gli elementi raccolti – rilievi, intercettazioni e testimonianze – hanno convinto la Dda a chiedere il fermo. Ora spetta al gip di Napoli valutare la convalida del provvedimento.

 

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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