Un blitz ad alta tensione ha scosso ieri mattina i cosiddetti “Palazzi Azzurri” di Mondragone, quartiere noto alle cronache per degrado e illegalità diffusa. I Carabinieri del Reparto Territoriale, affiancati dal Nucleo Cinofili di Sarno, dai Vigili del Fuoco e dai tecnici Enel, hanno passato al setaccio gli edifici di via Palermo con controlli mirati al contrasto delle condotte criminali. L’operazione ha portato a un arresto, denunce, multe e a un sequestro di droga e tabacchi che conferma la pressione costante della malavita nella zona.
A finire in manette un 29enne residente nei Palazzi, già noto alle forze dell’ordine, trovato con quasi mezzo chilo di hashish nascosto tra casa e persona. Arrestato in flagranza per detenzione ai fini di spaccio, è stato posto ai domiciliari in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria. I controlli hanno fatto emergere anche un vasto sistema di furti di energia elettrica: due uomini di 40 e 50 anni sono stati denunciati, mentre altre undici persone sono state individuate con le stesse accuse.
Non solo droga e furti: all’interno del complesso i militari hanno sorpreso un 50enne con quasi tre chili di sigarette di contrabbando, che gli sono costate una sanzione da cinquemila euro. Nelle aree comuni, invece, è spuntato un vero e proprio deposito della droga: marijuana, hashish, crack e cocaina già suddivisi in dosi, insieme a bilancini e materiale per il confezionamento. Un segnale di come i Palazzi Azzurri restino epicentro di traffici illeciti che trasformano il quartiere in un’enclave difficile da smantellare.
Scafati, arrestati e subito scarcerati i «coniugi dello spaccio»
Scafati - Nonostante i 76 anni e il regime di sorveglianza speciale che lo inquadra ufficialmente come "spacciatore", Mario Mainenti non avrebbe mai abbandonato il settore del narcotraffico. È quanto emerso dall’ultimo blitz dei Carabinieri della Tenenza di Scafati, che hanno fatto irruzione nell’abitazione dello storico esponente della criminalità locale. Al momento dell’accesso, i militari hanno sorpreso l'anziano boss e la moglie, Fortunata Albano, mentre erano impegnati nel confezionamento di 28 grammi di cocaina. La sostanza, adagiata sul tavolo, era pronta per essere suddivisa in dosi e immessa nel mercato dello spaccio scafatese, una piazza che Mainenti avrebbe continuato a gestire nonostante i precedenti e l'obbligo di soggiorno. Il ruolo di vertice Mainenti è considerato dagli inquirenti una figura di primo piano della mala dell'Agro, un "colonnello" dello spaccio con una carriera criminale lunga decenni. Il suo arresto in flagranza sembrava confermare l'ipotesi investigativa di una piazza di spaccio ancora fiorente e centralizzata sotto la sua direzione. Per i Carabinieri, il ritrovamento dello stupefacente in quelle modalità rappresentava la prova evidente della violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale e della…
Barra, blitz in strada: droga, proiettili e banconote false nell’auto e in casa. Arrestato 26enne
Proseguono senza sosta i servizi ad alto impatto disposti dalla Questura di Napoli per arginare il binomio armi-droga sul territorio. Nella mattinata di ieri, un'operazione mirata ha portato all’arresto di B. G. un 26enne napoletano, già noto alle forze dell’ordine. A finire in manette è stato un giovane del posto, fermato dagli agenti del Commissariato San Giovanni-Barra mentre si trovava a bordo della propria auto in via Suor Maria della Passione Beata. Un controllo di routine che, nel giro di pochi minuti, si è trasformato in un sequestro a tutto campo. L'arsenale portatile: cocaina e munizioni nell'abitacolo Nel veicolo, i poliziotti hanno rinvenuto un vero e proprio kit dello spacciatore: 163 grammi di cocaina già suddivisa e pronta per essere immessa sul mercato, materiale per il confezionamento, 350 euro in contanti suddivisi in banconote di vario taglio e, particolare inquietante, 6 proiettili calibro 9x21. Una dotazione che ha subito insospettito gli investigatori, spingendoli ad allargare il perimetro delle ricerche. La sorpresa nell'abitazione: 21 banconote da 50 euro falsificate L’intuizione degli agenti si è rivelata vincente. La perquisizione estesa al domicilio…
Mondragone choc: per entrare nel clan bisognava sparare contro la caserma dei carabinieri
Mondragone– Sparare contro una caserma dei carabinieri come prova di fedeltà al clan. È uno degli episodi più inquietanti emersi dall’inchiesta che ha portato all’arresto di 21 presunti affiliati al clan Gagliardi, organizzazione camorristica operante a Mondragone e nei comuni limitrofi, ritenuta erede diretta dello storico clan La Torre, legato ai Casalesi. L’operazione è stata eseguita dai carabinieri del Comando provinciale di Caserta, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Napoli guidata dal procuratore Nicola Gratteri, affiancato dall’aggiunto Michele Del Prete. I reati contestati vanno dall’associazione mafiosa allo spaccio di droga, fino a estorsioni, minacce e violenze. Il rito di affiliazione e la “pungitura” Per entrare a far parte del clan non bastava spacciare o intimidire. Gli aspiranti affiliati dovevano sottoporsi al rito della “pungitura”: un taglio al dito per far uscire il sangue, una cerimonia tipica delle mafie siciliane e della ’ndrangheta. Un elemento che, secondo gli inquirenti, conferma la pericolosità e la struttura chiusa del gruppo. «È un’organizzazione che ricorda molto la ’ndrangheta – ha spiegato Gratteri in conferenza stampa – sia per i rituali di affiliazione…
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Commenti (2)
Sono d’accordo con te, ma bisogna anche considerare che queste operazioni non risolvono i problemi di fondo. Serve un lavoro più profondo e duraturo per aiutare le persone a uscire da questa situazione difficile.
Ieri mattina ci sono stai un operazione grande in Mondragone, ma non si capisce bene che cosa stava succedendo davvero. Ci sono stati arresti e denunce, ma la situazione sembra sempre la stessa. Spero che le autorità facciano di più per migliorare il quartiere.