Caso Tramontano, la sorella di Giulia contro la famiglia di Impagnatiello: “Feccia umana, assassini ignoranti”

Condannata la cognata dell’ex barman: dovrà risarcire la famiglia della vittima per l’acquisto dell’auto usata nel delitto
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Milano– Non si placa la rabbia della famiglia Tramontano a più di due anni dall’omicidio di Giulia Tramontano, la giovane incinta di sette mesi uccisa a coltellate dall’allora fidanzato Alessandro Impagnatiello, ex barman condannato all’ergastolo in primo e secondo grado.

Questa volta a parlare, con parole durissime, è la sorella Chiara, che sui social ha attaccato frontalmente non solo l’assassino ma anche i suoi familiari: “Cari giudici, questa è la feccia umana che vorrebbe accedere alla giustizia riparativa. Famiglia di assassini ignoranti”.

L’ira nasce dalla sentenza con cui il Tribunale civile di Milano ha condannato la cognata di Impagnatiello – la moglie del fratello Omar – a risarcire i Tramontano con circa 25mila euro, per aver acquistato l’auto del killer poco dopo l’arresto.

La vicenda dell’auto “sparita”

Proprio quell’auto, una utilitaria, era stata usata da Impagnatiello per trasportare il corpo di Giulia dopo il delitto avvenuto il 27 maggio 2023 a Senago (Milano). La macchina non era stata inizialmente sequestrata dalla Procura per un errore procedurale: venne bloccato soltanto il pianale posteriore, dove gli investigatori trovarono tracce di sangue.

Approfittando della falla, Impagnatiello – già in carcere – riuscì tramite un notaio a conferire al fratello una procura legale sui suoi beni. L’auto fu così intestata alla cognata, nel tentativo, secondo il Tribunale, di farlo apparire nullatenente ed evitare il sequestro dei suoi beni a fini risarcitori.

“Alla famiglia Tramontano non interessava il valore economico della vettura – ha chiarito l’avvocato Giovanni Cacciapuoti, legale dei genitori, del fratello e della sorella della vittima – ma che quella macchina, macchiata di sangue, non circolasse liberamente”.

Della vettura oggi non c’è più traccia: i parenti di Impagnatiello hanno denunciato un presunto furto nell’ottobre scorso, ma la compagnia assicurativa non ha riconosciuto alcun risarcimento.

La rabbia dei familiari

La sentenza civile ha dichiarato nulla la compravendita, ritenendola un atto volto a sottrarre beni al patrimonio dell’imputato, riducendo così le garanzie di risarcimento per i Tramontano.

Una decisione che riapre ferite mai rimarginate nella famiglia della giovane uccisa.
Chiara Tramontano, postando articoli relativi alla vicenda, ha ricordato che Impagnatiello, nonostante i due ergastoli, aveva persino chiesto di accedere alla giustizia riparativa. Istanza respinta lo scorso luglio dai giudici, perché l’ex barman non ha mai mostrato segni concreti di “consapevolezza” del delitto commesso.

“Vergogna, vergogna. La chiamano legge ma si legge disgusto”, aveva già scritto Chiara dopo la sentenza d’appello che, pur confermando la pena massima, ha escluso l’aggravante della premeditazione, riconoscendo soltanto la crudeltà e il vincolo della convivenza.

Un delitto che ha sconvolto l’Italia

Giulia Tramontano fu uccisa con 37 coltellate la sera del 27 maggio 2023 nell’appartamento che divideva con Impagnatiello a Senago. Il corpo venne nascosto nel box di casa e, dopo vari tentativi di occultamento – incluso un tentativo di bruciarlo – fu ritrovato in un’intercapedine quattro giorni dopo.

L’omicidio scosse l’opinione pubblica e la comunità di Senago, diventando simbolo delle battaglie contro la violenza di genere.

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