Camorra, Clan Moccia, valanga di scarcerazioni: altri cinque fuori dal carcere

Sale a 15 il numero degli imputati liberi: c'è anche Filippo Iazzetta cognato dei Moccia

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Napoli – Dopo il primo terremoto giudiziario dei giorni scorsi, una nuova ondata di scarcerazioni scuote il maxiprocesso al clan Moccia.

Altri cinque imputati, tra cui Filippo Iazzetta – cognato dei Moccia e considerato da anni una figura chiave della cosca – sono tornati in libertà. Il motivo? Sempre lo stesso: decorrenza dei termini di custodia cautelare.

Con le ultime decisioni della sesta sezione feriale del Tribunale di Napoli, salgono così a quindici gli imputati che hanno lasciato il carcere in attesa della sentenza di primo grado. Un effetto domino che ha già attirato l’attenzione dei vertici della giustizia campana.

I nomi degli ultimi scarcerati

Tra i nuovi scarcerati, oltre a Filippo Iazzetta (difeso dagli avvocati Claudio Davino e Antonietta Genovino), figurano:
Francesco Di Sarno (avvocati Saverio Campana e Giuseppe Stellato),
Angelo Piscopo (avvocati Luigi Spadafora e Giuseppe Scafuro),
Benito Zanfardino (avv. Claudio Davino).

Nei giorni precedenti erano già tornati in libertà esponenti storici della famiglia Moccia: Antonio, Gennaro e Luigi Moccia, insieme a Pasquale Credentino, Francesco Favella, Gennaro Rubiconti, Antonio Nobile e Giovanni Esposito, oltre a un altro imputato detenuto per fatti diversi.

Le ragioni della scarcerazione: scontro tra interpretazioni

Tutto ruota attorno a una diversa interpretazione dei termini di custodia. Secondo la Procura, i tre anni andavano calcolati dalla sentenza con cui, nel dicembre 2022, il Tribunale di Napoli Nord aveva dichiarato la propria incompetenza, trasferendo il fascicolo al Tribunale partenopeo.

Diversa la posizione dei difensori degli imputati, che hanno sostenuto – e visto riconosciuto – che il termine decorresse dal 22 luglio 2022, data del decreto di giudizio immediato.

La sezione feriale ha quindi preso atto del superamento dei termini massimi di custodia preventiva, ordinando la liberazione degli imputati, pur applicando divieti come l’obbligo di dimora fuori da Campania e Lazio.

Un processo lungo tre anni, ancora lontano dalla sentenza

Il procedimento ha preso il via nell’ottobre 2022 e si svolge attualmente davanti alla settima sezione penale del Tribunale di Napoli. Tra rinvii, cambi nei collegi giudicanti e una calendarizzazione complessa (due udienze a settimana, spesso fino al tardo pomeriggio), sono state celebrate oltre 60 udienze, ma il primo grado non si è ancora concluso.

Il calendario prevedeva una possibile chiusura entro dicembre 2025, ma le recenti decisioni potrebbero influire sull’andamento dell’intero processo.

L’inchiesta e il “tesoro” del clan: riciclaggio, appalti e sequestri milionari

L’indagine, coordinata dalla DDA di Napoli, risale all’aprile 2022 e aveva portato a oltre cinquanta arresti. Carabinieri e Guardia di Finanza avevano ricostruito l’organigramma del clan Moccia, descrivendolo come una struttura articolata in più livelli decisionali.

Al vertice, secondo gli inquirenti, i fratelli Angelo, Antonio e Luigi Moccia, insieme al cognato Filippo Iazzetta, marito di Teresa Moccia. Tra gli interessi economici del clan figurano il recupero degli oli esausti di origine alimentare, gli scarti di macellazione e soprattutto i grandi appalti ferroviari e dell’Alta Velocità.

Il sequestro di beni immobili, quote societarie e conti correnti, per un valore complessivo di 150 milioni di euro, aveva svelato l’imponente patrimonio accumulato dalla cosca nel tempo.

Si muove la Corte d’Appello: accertamenti in corso

La presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli – già alla guida dell’ispettorato del Ministero della Giustizia – ha avviato una serie di accertamenti per ricostruire le cause della prolungata durata del processo. Richiesta, in particolare, una relazione dettagliata al presidente del Tribunale, Gian Piero Scoppa.

Nel frattempo, non si esclude un intervento diretto da parte del Ministero della Giustizia. E anche la Procura di Napoli valuta le possibili contromosse: sul tavolo c’è l’ipotesi di un ricorso al Tribunale del Riesame o direttamente in Cassazione.

Il caso Moccia rischia ora di diventare un simbolo delle criticità del sistema giudiziario italiano: tra ritardi, interpretazioni divergenti e tempi processuali che si allungano oltre il lecito. Un processo ancora in corso, ma con imputati sempre più lontani dalle celle.

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Commenti (1)

Questo articolo mette in evidenza le problematiche della giustizia in Italia, ma ci sono molte cose da considerare. La situazione del clan Moccia dimostra che ci sono delle lacune nel sistema che devono essere affrontate con urgenza per evitare che altri casi simili possano accadere.

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