Truffe agli anziani: tutti i trucchi della paranza di Forcella con a capo il nipote del boss

Voce clonata con l’intelligenza artificiale, finti marescialli e avvocati, trasferte dal centro storico di Napoli al Nord Italia: smantellata una banda specializzata in raggiri ad anziani. Undici misure cautelari tra Padova e Napoli, recuperata refurtiva per oltre 400mila euro. Nel 2025 nel Padovano 671 truffe per 5 milioni.
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Dalla voce replicata con l’intelligenza artificiale alla voce ferma e sicura del fantomatico “maresciallo Ferraiuolo”: erano questi alcuni dei trucchi usati dalla “paranza” di Forcella specializzata nelle truffe agli anziani, smantellata ieri dalle Squadre Mobili di Padova e Napoli con l’esecuzione di 11 misure cautelari.

In carcere sono finiti il presunto capo dell’organizzazione, Cristiano Giuliano, 32 anni, nipote dell’ex boss del rione Forcella, Luigi Giuliano, e la sua referente operativa, la 22enne di Pomigliano d’Arco, Nadia Esposito. Altri nove indagati – uomini e donne – sono stati sottoposti all’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria: Giovanni Esposito, Sandra Szczepaniak, Pasquale Froechlich, Luigi Iossa, Emilio Effuso, Salvatore Russo, Filomena Minopoli, Melania Zizolfi e Karima De Lorenzo.

Risultano invece indagati a piede libero Arianna Muré, Roberta Buonfiglio, Pasquale De Rosa e Salvatore Ausiello.

La struttura della banda: promotore, centralinisti, trasfertisti ed esattori

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’organizzazione aveva una struttura interna rigidamente definita. Al vertice vi era un promotore, che pianificava le attività delittuose, individuava – attraverso diversi canali informativi – le potenziali vittime anziane e forniva indicazioni precise ai complici incaricati delle “trasferte” al Nord.

I cosiddetti “trasfertisti”, quasi sempre in partenza da Napoli in treno, raggiungevano il Nord Italia, localizzavano le abitazioni degli anziani segnalati e davano esecuzione alle truffe utilizzando la tecnica del finto carabiniere o del finto avvocato. Il contatto telefonico con le vittime partiva da Napoli, la fase esecutiva con la riscossione del denaro o dei preziosi avveniva invece sul territorio.

La base a Forcella e i ruoli nel sodalizio

Il punto di riferimento dell’organizzazione era un’abitazione nel quartiere Forcella, nel centro storico di Napoli. Qui operavano i centralinisti, che coordinavano in tempo reale i complici in trasferta, fornendo indicazioni operative e modulando le richieste alle vittime.

L’indagine ha documentato diversi ruoli interni:

chi procurava telefoni cellulari con intestazioni fittizie, utilizzati esclusivamente per la singola truffa e subito dopo dismessi

chi si occupava del reclutamento degli esattori e dell’organizzazione delle “trasferte”, curando il supporto logistico e anticipando le spese di viaggio

chi faceva il “telefonista”, contattando direttamente le vittime e spacciandosi per “maresciallo” o “avvocato”, prospettando falsi problemi giudiziari o di polizia a carico di un familiare (figlio o nipote)

chi svolgeva il ruolo di “riscossore” o “esattore”, presentandosi poi a casa dell’anziano per ritirare contanti, gioielli e altri preziosi.

Dalla base partenopea i centralinisti davano disposizioni ai trasfertisti e gestivano anche la ripartizione del bottino: al soggetto inviato sul territorio spettava in genere una quota tra il 15 e il 20% della somma o del valore riconsegnato al capo a fine giornata. La percentuale poteva scendere fino al 10% nel caso in cui, prima della partenza, l’organizzazione avesse garantito una copertura legale in caso di arresto.

L’indagine: il ruolo della Squadra Mobile di Padova

L’intera rete è stata ricostruita dalla Squadra Mobile di Padova, che ha smantellato la banda legata al clan camorristico Giuliano eseguendo 11 provvedimenti cautelari nel capoluogo campano. I destinatari erano tutti soggetti già noti, a vario titolo, per reati di truffa, associazione di stampo camorristico, traffico di droga e tentato omicidio.

Il braccio destro del presunto capo promotore, la 22enne, è finita in carcere insieme al 32enne, mentre gli altri nove indagati sono stati raggiunti da misure meno afflittive, tra obbligo di dimora e firma quotidiana presso la Questura di residenza.

L’inchiesta ha preso avvio nel 2024 dopo una quindicina di episodi di truffa registrati in diverse province del Nord e Centro Italia: Padova, Venezia, Como, Bolzano, Teramo, Verona, Trento, Cuneo, Modena e Ascoli Piceno. Le indagini hanno portato al recupero di refurtiva per oltre 400.000 euro tra denaro contante, gioielli e altri oggetti di valore.

Nel solo territorio padovano, nel 2025, sono state censite 671 truffe agli anziani, per un profitto illecito stimato in circa 5 milioni di euro.

Il modello di truffa: la chiamata del finto maresciallo

Lo schema ricorrente prevedeva telefonate in cui il truffatore si qualificava come appartenente alle forze dell’ordine o come legale. In numerosi casi, grazie anche all’uso di voci riprodotte o modificate con strumenti di intelligenza artificiale, i criminali riuscivano a rendere più credibile la messa in scena.

Agli anziani veniva comunicato che un loro familiare era coinvolto in un grave incidente stradale o in problemi giudiziari e che per “evitare guai peggiori” serviva subito denaro o preziosi da consegnare a un incaricato che si sarebbe presentato a casa di lì a pochi minuti.

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Commenti (30)

Mallanm Re muort e chi và stra muort, può esser ché Ve facit nu brutt natale chin e guaj merd è gente.

Roberto Femiano x Che fa più gola il denaro senza faticare e x di più facile ! le galere sarebbero quasi vuote se questo pianeta fosse abitato soltanto dagli onesti , purtroppo……

Lallo Nobbile Cialdini questi sono falliti della vita non sono napoletani, Napoli è ben altro,buona giornata

Lallo Nobbile Cialdini e tu che la pensi così sei peggio di loro,nn fare un erba un fascio,impara prima ad avere rispetto

Faceva bene Hitler ci vorrebbero i forni crematori, questa e’ melma che si riproduce e si moltiplica come cellule cancerogene, possono passare anche 100 anni se non si castrano questi delinquenti e non si ferma la fecondazione di questa donne vrenzole e sandraglie non cambiera’ mai niente, ci vuole la pena di morte..Come hanno il coraggio di truffare i vecchietti devono avete anche le palle di sedersi senza manette sulla sedia elettrica da veri uomini

Un tossico ridotto a fare le rapine e le più insulse a danno di anziani che lota puo’ essere ! Va bene che lo sono sempre state delle Scorie la famigliola !

Questo articolo mette in luce un problema serio che riguarda le truffe agli anziani. E’ importante che le forze dell’ordine siano sempre vigili e che ci sia una maggiore sensibilizzazione della popolazione per prevenire simili raggiri. La sicurezza è fondamentale.

Tra poco saranno fuori, con questo governo che li tutela ,facendo tutte leggi a favore di truffatori, corrotti collusi ladri e mafiosi, poi è semplice dare la colpa ai giudici ed all opposizione politica.

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