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Camorra a Pozzuoli: lo scontro tra il boss Gennaro Sannino e i nipoti e la scissione delle Reginelle

Lo scontro nella famiglia di Gennaro Sannino e l'agguato all'ex fedelissimo Gennaro Dello Iacolo
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Napoli – C’è stato uno scontro violentissimo e di natura familiare all’interno della cosca dei Longobardi -Beneduce di Pozzuoli e che ha coinvolto il gruppo del boss Gennaro Sannino, reggente nel 2022 dopo la sua scarcerazione.

Scontro culminato con la scissione familiare da parte dei nipoti del boss e la nascita del grppo delle “Reginelle” a Monterusciello e poi con l’attentato all’ex fedelissimo Gennaro Dello Iacolo.

Il cuore dell’inchiesta coordinata dalla DDA di Napoli contro la doppia associazione criminale a guida di Sannino Gennaro – insieme a familiari e affiliati – poggia sulle dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia.

Si tratta dei nipoti del boss ovvero Luigi Sannino (1999), Umberto Sannino, Gennaro Dello Iacolo e Ciro Scognamiglio . Grazie al loro contributo è emersa una “chiamata incrociata” tra le accuse, confermando l’operatività del gruppo camorristico tra settembre e dicembre 2022.

I collaboratori, tutti ex membri dello stesso clan – in seguito scissionisti nella nuova costola delle “Reginelle” –, hanno fornito una ricostruzione di quelli che sono stati negli ultimi anni i movimenti nella camorra puteolana. L’indagine si è avvalsa anche di una serie di intercettazioni ambientali

Il ruolo di Luigi e Umberto Sannino non si limita a semplici esecutori: hanno contribuito a delineare le dinamiche, raccontando con precisione gerarchia, compiti e ramificazioni del gruppo.

 La rottura familiare e la nascita del gruppo “Reginelle”

Particolarmente rilevante è la testimonianza di Luigi, che ha descritto la sua relazione affettiva con lo zio Gennaro con parole emotivamente forti (“per me era come un padre”), contribuendo a confermare anche i flussi di comando interni alla struttura criminale.

Secondo gli inquirenti, dopo la scarcerazione di Gennaro Sannino  nel settembre 2022, gli equilibri interni al clan si sgretolarono fino a una frattura netta: nell’autunno 2022 nacque il gruppo autonomo delle “Reginelle”, nel quartiere di Monterusciello.

Il terremoto fu preceduto e seguito da fatti inquietanti, come l’attentato del 5 dicembre 2022 ai danni di Gennaro Dello Iacolo che segna il punto di rottura.

In un verbale reso il 20 marzo 2024, Luigi Sannino ha ricostruito l’arco temporale in cui lo zio, Gennaro Sannino, avrebbe assunto la reggenza dell’organizzazione criminale di famiglia. «Quando mio zio è uscito dal carcere – ha dichiarato – è diventato il capo della nostra organizzazione fino a dicembre 2022, quando abbiamo litigato con lui».

In un precedente verbale, datato 18 marzo 2024, lo stesso Sannino ha spiegato le ragioni che avrebbero portato alla scissione interna. Secondo la sua ricostruzione, il conflitto sarebbe esploso per divergenze sul comando: «Mi sono ribellato a mio zio – ha affermato – perché voleva comandare da solo e mi rimproverò dicendo che io volevo fare troppi abusi, creando solo problemi. Mi disse che a Pozzuoli comandava soltanto lui e che, essendo io suo nipote, dovevo fare ciò che diceva lui».

Il pentito Luigi Sannino: “Mio zio mi disse che avrebbe ucciso tutte le persone attorno a me”

Sannino ha riferito anche di minacce esplicite da parte dello zio: «Usò questa espressione: “Voi siete i nipoti miei e dovete fare quello che dico io”. Aggiunse che, se non avessi accettato le sue condizioni, avrebbe ucciso tutte le persone a me vicine, lasciandomi solo come un cane».

Un episodio che, stando alla versione di Luigi Sannino, segnò la rottura definitiva: «Reagii malissimo e da quel momento decisi di fargli la guerra, cercando di contrastare il suo potere nell’ambito della criminalità organizzata di Pozzuoli». Circa un mese dopo il litigio, si sarebbe verificato l’agguato in cui Gennaro Dello Iacolo rimase ferito da colpi d’arma da fuoco.

A seguito dell’attentato, Luigi e Umberto Sannino prendono le distanze dallo zio Gennaro e decidono di fondare un nuovo gruppo autonomo, con base nel quartiere Monteruscello, noto per essere uno snodo sensibile della criminalità locale.

Nuovi ruoli e responsabilità per Luigi e Umberto

Dopo essersi affrancati dalla figura del capostipite, Luigi e Umberto hanno assunto ruoli guida nelle operazioni sul territorio, gestendo sia lo spaccio sia estorsioni e altri reati. L’impegno di Luigi nella rete del traffico e la sua capacità di spiegare dettagli operativi e finanziari del clan hanno rafforzato la sua credibilità, rendendo le sue dichiarazioni ancora più incisive.

Il quadro che emerge è quello di un clan in trasformazione, logorato da conflitti interni e tradimenti. I collaboratori, finiti dietro le sbarre, hanno scelto la via della collaborazione: un atto che ha fornito agli investigatori una “telecamera dall’interno”, capace di inquadrare con lucidità gli equilibri in gioco, le alleanze e le strategie nascoste.

(nella foto la zona delle Reginelle a Monterusciello e da sinistra in alto il boss Gennaro Sannino, il figlio Luigi, i nipoti Luigi e Umberto e Gennaro dello Iacolo)

 

RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti (1)

L’articolo parla di situazioni complicate tra le famiglie camorristiche, e sembra che ci sia molte tensioni e conflitti. È interessante vedere come i nipoti abbiano preso una posizione contro lo zio, ma queste cose sono sempre molto pericolose.

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