L’Italia non è più tra le prime dieci potenze del calcio mondiale. Con l’aggiornamento ufficiale del Ranking FIFA, la Nazionale scivola all’undicesimo posto, superata da Germania e Croazia. Un segnale chiaro, l’ennesimo, che il percorso di ricostruzione azzurro è tutt’altro che completato e che i recenti risultati internazionali continuano a presentare il conto.
In vetta alla classifica mondiale resta salda l’Argentina, campione del mondo in carica, davanti a una Spagna in grande forma e a una Francia sempre competitiva. Alle loro spalle Inghilterra e Brasile, mentre è il Portogallo a guadagnarsi la copertina, salendo al sesto posto dopo il trionfo in Nations League. Seguono Olanda, Belgio, Germania e, al decimo posto, una Croazia che si conferma solida e cinica.
Per gli azzurri si tratta di un ridimensionamento simbolico, ma anche sostanziale: perdere terreno nel ranking significa affrontare avversari più duri nei sorteggi futuri, oltre a confermare l’andamento altalenante degli ultimi anni. A fare notizia, in positivo, è anche la Costa Rica, capace di salire di ben 14 posizioni fino al quarantesimo posto, confermando quanto equilibrio e imprevedibilità dominino ormai il panorama calcistico internazionale.
C’è un’Italia che non si misura in monumenti o metri quadri, ma vive nei gesti quotidiani, nei riti tramandati, nelle lingue locali e nelle tradizioni custodite dalle comunità. È questa l’Italia che emerge dal primo Censimento del Patrimonio culturale immateriale, presentato alla Camera dei deputati, che ha già raccolto oltre trentamila elementi tra tradizioni, manifestazioni, prodotti locali e saperi antichi.
Il progetto, avviato nel 2023 e promosso dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia in collaborazione con Anci e con l’Istituto centrale per il Patrimonio immateriale, sotto la supervisione del ministero della Cultura, nasce con l’obiettivo di preservare e condividere un patrimonio fragile, destinato a scomparire se non viene raccontato e trasmesso. Un lavoro che si inserisce pienamente nello spirito della Convenzione Unesco del 2003 e che, per sua stessa natura, non potrà mai dirsi concluso.
La corsa dell’Italia verso i Mondiali del 2026 entra nella sua fase più delicata. Con la conclusione dei gironi di qualificazione, il cammino verso Stati Uniti, Canada e Messico passa ora per i playoff, dove restano quattro posti ancora da assegnare. Domani a Zurigo verrà tracciato il percorso che gli Azzurri dovranno affrontare, una strada che si preannuncia tutt’altro che semplice.
La squadra guidata da Gattuso è stata inserita in prima fascia grazie al ranking FIFA, un vantaggio relativo che assicura solo un dato: la semifinale del 26 marzo si giocherà in Italia. L’avversaria, però, resta un’incognita pesante. Arriverà dalla quarta fascia, quella delle nazionali ripescate tramite la Nations League, e il ventaglio delle possibili contendenti non permette distrazioni. Tra Svezia, Irlanda del Nord, Macedonia del Nord e Romania il rischio di un incrocio complicato è reale, soprattutto con una Svezia desiderosa di riscatto e una Macedonia già capace in passato di rovinare i piani azzurri.
Un’Italia arroventata si prepara al weekend più caldo dell’anno, almeno fino a questo momento. Colpa dell’anticiclone africano Pluto, lo stesso nome del demone dantesco che presiede il quarto cerchio dell’inferno, e che sembra intenzionato a farci vivere una versione terrestre della bolgia infernale.
Secondo Antonio Sanò, fondatore de iLMeteo.it, da Taranto a Parma sarà un susseguirsi di massime roventi che toccheranno quota 37-40°C, con punte di vera e propria febbre climatica in gran parte del Paese. Taranto, regina dell’afa, toccherà i 40 gradi, tallonata da città come Firenze, Agrigento, Siracusa e Oristano che si fermeranno appena un soffio sotto. A Roma, così come a Foggia e Ragusa, la colonnina di mercurio si assesterà sui 38 gradi.
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Commenti (1)
è una notizia che fa riflettere sullo stato del calcio italano. Nonostante gli sforzi, la nazionale non riesce a ritrovare il suo posto tra le grandi, e i risultati parlano chiaro. Serve un cambiamento urgente per tornare competitivi.