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Cremona– Due anni e tre mesi di reclusione ciascuno: questa la condanna inflitta a Vittorio e Fabio De Iulio, zio e nipote, atleti di Reining (una disciplina di equitazione americana), ritenuti responsabili della brutale aggressione ai danni di Stefano Zucchi, ex dipendente 35enne della birreria Pedavena di Cremona.
Il pestaggio, avvenuto la sera del 16 novembre 2021, aveva lasciato Zucchi gravemente ferito. Insieme a lui, era stata vittima dell’aggressione anche una collega di 38 anni, intervenuta in suo aiuto.
La violenza per futili motivi
L’episodio si consumò in una serata concitata, nel periodo post-Covid, quando ancora era richiesto il Green Pass per accedere ai locali. Gli imputati, che già da alcuni giorni frequentavano la birreria, si erano presentati in una decina.
“Il locale era pieno e noi dipendenti eravamo in pochi”, ha raccontato Stefano Zucchi in aula, spiegando che il servizio era rallentato. Le prime lamentele riguardavano l’attesa per le bevande, poi per un tiramisù mai arrivato.
“Ad un certo punto, in cinque o sei si sono alzati e sono venuti verso di me, accerchiandomi”, ha testimoniato Zucchi e come riportato dal quotidiano online Cremonaoggi.
“Con uno di loro ero faccia a faccia, e pensavo che mi avrebbe dato una testata. Per cui ho istintivamente alzato la mano per proteggermi il volto, e poi mi sono arrivati pugni in faccia e calci da tutte le parti”.
La vittima ha descritto la brutalità dell’aggressione: “Non ho reagito, ma loro non si fermavano, fino a che non mi sono trovato a terra. ‘Ti ammazzo, te la faccio pagare’, mi dicevano, mentre io cercavo di rannicchiarmi e di coprirmi la testa il più possibile. Quando ero a terra e mi sferravano i calci ho visto che indossavano degli scarponi”.
Stefano Zucchi fu ricoverato in ospedale per cinque giorni e rimase in malattia per un totale di 174 giorni. Tra le sue lesioni più gravi, una frattura scomposta dell’ulna sinistra, conseguenza dei numerosi colpi ricevuti mentre cercava di proteggersi. “L’osso si è spezzato a metà, ciò vuol dire che ha preso tante botte”, ha commentato l’avvocato Luca Curatti, legale di Zucchi.
Anche la collega di 38 anni subì lesioni nel tentativo di difendere Stefano, buttandosi nella mischia con coraggio. “Sebbene il locale fosse pieno, nessuno dei clienti si era mosso. Facevano i video”, ha amaramente ricordato la donna, evidenziando l’indifferenza dei presenti.
Il risarcimento pre-processuale e la sentenza
Prima della condanna, i due imputati avevano già fatto pervenire, bypassando i legali, un risarcimento di 15.000 euro a Zucchi e 1.200 euro alla collega.
Un gesto che gli avvocati Luca Curatti e Annalisa Sinelli, legali di parte civile, hanno duramente criticato: “Non è sufficiente versare denaro quando si vuole, come si vuole, e senza neanche avvisarci. Nessuno si è mai presentato in aula e nessuno ha mai formulato delle scuse o si è mai interessato delle condizioni dei due feriti”.
Oltre alla condanna, il giudice ha disposto a favore di Zucchi una provvisionale di 3.000 euro, confermando il danno quantificato dalla parte civile in 27.275,50 euro (di cui 15.000 già versati). Il residuo dovrà essere liquidato in sede civile, oltre alle spese legali. Per la collega, sulla richiesta di 3.000 euro (di cui 1.200 già versati), il giudice ha disposto la liquidazione del residuo di 1.800 euro.
“L’assurdità di quanto accaduto è palese”, hanno ribadito i legali, sottolineando come Zucchi “stava semplicemente facendo il suo lavoro, ed è stato trattato in maniera umiliante. È stato insultato, deriso, ha cercato di mantenere la calma… tutto questo, per motivi davvero surreali, è sfociato in un’aggressione violenta.” “Violenza inaudita e futili motivi”, ha aggiunto l’avvocato Sinelli, evidenziando la sproporzione tra la causa e la brutalità dell’aggressione.
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La situazione descritta nell’articolo è veramente preoccupante e non dovrebbe succedere. La violenza non è mai la risposta e fa riflettere su come ci comportiamo in società, anche se ci sono dei problemi.
Concordo con quanto scritto da Gianmarco, pero ci sono tante cose che non si capiscono bene. Perché nessuno ha aiutato le vittime? Sembra che la gente ha paura di intervenire in questi casi.
Commenti (2)
La situazione descritta nell’articolo è veramente preoccupante e non dovrebbe succedere. La violenza non è mai la risposta e fa riflettere su come ci comportiamo in società, anche se ci sono dei problemi.
Concordo con quanto scritto da Gianmarco, pero ci sono tante cose che non si capiscono bene. Perché nessuno ha aiutato le vittime? Sembra che la gente ha paura di intervenire in questi casi.