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Camorra, la lista di donna Gemma Donnarumma e le trattative con le donne rivali

La "reggente ombra" del clan Gionta imponeva assunzioni agli imprenditori
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Torre Annunziata – Era molto più che la moglie di Valentino Gionta, storico boss della camorra oplontina detenuto dal 1990. Gemma Donnarumma, per gli inquirenti, ha rappresentato per anni il vertice strategico e operativo del clan Gionta, incarnando una leadership femminile rara nella criminalità organizzata tradizionalmente maschile.

Dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, emerge come “donna Gemma” – così veniva chiamata – non solo fosse una figura simbolica, ma una vera e propria mente criminale capace di prendere decisioni autonome su racket, alleanze e persino omicidi.

Il ruolo apicale: mente, regista e intermediaria del clan

Donnarumma, secondo quanto ricostruito nell’ambito di un’inchiesta della DDA di Napoli, che oggi ha portato in carcere lei ed altri 17 affiliati, aveva assunto un ruolo di rappresentanza per conto del clan, imponendosi dopo l’arresto del marito come figura centrale nelle dinamiche camorristiche del territorio.

Era lei, come si evince dalla lettura delle oltre 260 pagine dell ‘ordinanza cautelare firmata dal gip Antonino Santoro,  a dettare le strategie, a “regolare” le estorsioni e a sostituirsi ai reggenti ufficiali nei rapporti con imprenditori e affiliati.

Secondo le accuse, si occupava direttamente della gestione delle estorsioni storiche (la cosiddetta “lista” delle vittime); ma anche della creazione di un programma estorsivo parallelo, autonomo rispetto alla leadership maschile (in particolare rispetto a Gaetano Amoruso e Pasquale Romito, detto ‘o Turco).

E poi imponeva assunzioni “obbligate” presso attività commerciali, come forma di pressione e controllo sul tessuto economico e infine faceva da mediatrice tra affiliati liberi e detenuti, fungendo da collegamento tra la “cupola storica” e le nuove leve del clan.

I rapporti con altri clan e le alleanze tra donne

Determinante anche il suo ruolo diplomatico con gli altri gruppi camorristici attivi nell’area vesuviana. Intratteneva rapporti diretti con figure femminili di spicco dei clan rivali o alleati, come Michelina Manzi, moglie di Pasquale Gallo (detto “’o bellillo”, del clan Gallo-Cavalieri), con la quale avrebbe risolto un contrasto legato a una “doppia estorsione” ai danni di una impresa funebre.

Non solo: Donnarumma era in contatto diretto anche con i vertici femminili del clan Gallo-Limelli-Vangone, come Rosaria Vangone, che si recò personalmente a farle visita durante le festività natalizie del 2022 per rinsaldare l’alleanza.

Tali rapporti, spiegano i magistrati, non erano semplici convenevoli, ma strumenti di potere e controllo per evitare attriti tra clan, risolvere controversie e, soprattutto, mantenere il dominio del clan Gionta su Torre Annunziata e sui suoi interessi economici.

Le estorsioni e la “lista” delle vittime

Dalle intercettazioni ambientali e dalle dichiarazioni di pentiti emerge l’esistenza di una “lista” di imprenditori sistematicamente sottoposti a estorsione, tra cui le imprese della zona.

Donnarumma, delusa dalla mancata iniziativa di alcuni reggenti, avrebbe deciso di incassare direttamente le tangenti, anche grazie all’appoggio del fratello Enrico Donnarumma, incaricato di rapportarsi con gli altri affiliati.

In alcuni casi, Gemma avrebbe fatto convocare gli imprenditori per imporre assunzioni in favore dei familiari di affiliati detenuti. In altri, avrebbe organizzato estorsioni autonome ai danni di soggetti non previsti nella “lista ufficiale”, per garantire un flusso economico continuo al sostentamento proprio e del marito detenuto.

«Io tengo quelli che hai detto… io lo mando a chiamare… però tutto giusto, perché mi dava prima a me!» – si sente dire in un’intercettazione captata nel gennaio 2023, mentre discuteva dell’incasso delle estorsioni e delle tensioni interne all’organizzazione.

La scarcerazione e il ritorno simbolico

Scarcerata il 26 aprile 2022, la sua presenza sul territorio di Torre Annunziata è stata percepita, dagli stessi affiliati, come un segnale di rafforzamento del clan Gionta, non solo per il peso criminale, ma anche per l’autorità morale che le viene riconosciuta.

Secondo il collaboratore Pietro Izzo, anche quando non era formalmente alla guida, era lei a decidere su omicidi, estorsioni annuali e alleanze strategiche: «Le decisioni importanti venivano prese nel suo appartamento, alla sua presenza».

Figura simbolica e operativa

In definitiva, Gemma Donnarumma non è mai stata un volto di secondo piano nella galassia Gionta. Pur adottando, in alcuni frangenti, un atteggiamento “defilato”, ha sempre avuto il potere di convocare, decidere, punire e mediare. Una figura di vertice, riconosciuta da tutti, temuta da molti e rispettata da tutti gli affiliati, anche solo per il cognome che porta: quello di donna Gemma, la regina silenziosa della camorra di Torre Annunziata.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Articolo pubblicato da Giuseppe Del Gaudio il giorno 15 Luglio 2025 - 20:32

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Commenti (1)

E’ interessante leggere come una donna possa aver avuto un ruolo cosi importante nella camorra, ma anche triste per il fatto che la criminalità organizzata coinvolge persone in modi così complessi e pericolosi. Le donne dovrebbero avere ruoli positivi nella società.

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