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Montagna, decollano crediti di sostenibilità del Parco Appennino

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Sassuolo – Da grandi aziende come Emak (che produce macchine agricole), Vimi Fasteners, Coopservice, e Coopma alle centrali cooperative Legacoop Emilia e Ovest e Confcooperative terre d’Emilia. Dalle aziende di cosmesi come la parmigiana Davines a quelle dell’edilizia e trasporti (tra cui Til) e della ristorazione collettiva (Serenissima).

E poi società di consulenza, di organizzazione di eventi, associazioni sportive e realtà del terzo settore. Sono in tutto le 35 organizzazioni di vario tipo che, acquistando i “crediti di sostenibilità” ideati dal Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, hanno nell’ultimo anno compensato il carico inquinante delle loro attività e contribuito a rendere i boschi della regione più resistenti e “utili” nella lotta al cambiamento climatico.

Proprio ai soggetti che hanno aderito al progetto del Parco, lanciato a dicembre del 2022, è stato dedicato il convegno “Foreste e Futuro-cittadini e imprese per le foreste d’Appennino”, di scena oggi negli spazi del “Crogiuolo” del gruppo ceramico Marazzi a Sassuolo. Qui 23 realtà hanno ricevuto un attestato del loro impegno ambientalista.

Il meccanismo dei crediti ruota intorno ai boschi che il Parco nazionale dell’Appennino (che coordina anche l’omonima riserva Mab dell’UNESCO) ha fatto certificare da due enti terzi internazionali come portatori di “servizi ecosistemici”, cioè che hanno la capacità di soddisfare una necessità dell’uomo.

La foresta ne fornisce di vario genere: dalla produzione di beni consumo come il legname, i frutti, i funghi e l’ossigeno, ad altri immateriali come l’assorbimento di Co2 e la protezione dal dissesto idrogeologico.

In secondo luogo il Parco ha concordato con i più svariati proprietari delle aree boschive una loro gestione virtuosa, che supera i limiti e le restrizioni imposte dalla legge specifica risalente al 1923. Per il loro impegno i proprietari dei boschi vengono remunerati con parte dei proventi dei crediti venduti, ciascuno dei quali corrisponde a una tonnellata di Co2 assorbita dai boschi dell’Appennino in modo addizionale rispetto a quanto hanno fatto senza la gestione forestale sostenibile promossa dal progetto.

Ad oggi sono interessati 41 foreste, per un totale di 28.869 ettari che appartengono a 34 proprietari e hanno generato circa 35.000 crediti. Ma la previsione è che ad ottobre si aggiungeranno altre otto aree alberate (e altrettanti proprietari), portando la superficie generatrice di crediti a 33.000 ettari.

Quella che tre anni fa era una scommessa è oggi per il presidente del Parco nazionale Fausto Giovannelli “un fatto concreto, in corso, e ha già prodotto esiti dal punto di vista naturalistico e della responsabilità sociale”. Per Giovannelli, anche se i crediti sono in una costante fase di “ricerca e sviluppo” hanno però “già lasciato un segno nel contesto dell’Appennino, dove i boschi non saranno più visti nello stesso modo, ma daranno vita ad un confronto sociale”.

Il punto di vista dei proprietari dei boschi lo porta Valerio Barbati, consigliere di maggioranza nel Comune di . E positivo è il giudizio di Luciana Serri, presidente dell’Ente Parchi Emilia centrale che gestisce 40.000 ettari di boschi tra Modena e Reggio Emilia. Il progetto dei crediti di sostenibilità si arricchisce infine di una per chi li compra, per poter meglio comunicare all’esterno e promuovere la diffusione di questa buona pratica


Articolo pubblicato da A. Carlino il giorno 28 Maggio 2025 - 14:04

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Commenti (1)

L’articolo parla dei crediti di sostenibilità, ma non è chiaro come queste iniziative impattino realmente sull’ambiente. Inoltre, ci sono molte aziende coinvolte, ma non si capisce se siano tutte impegnate seriamente nel progetto o solo a scopo pubblicitario.

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