

Un’operazione congiunta della Direzione Investigativa Antimafia (Dia), della Guardia di Finanza e dei Carabinieri ha portato all’esecuzione di oltre 70 perquisizioni e numerose misure cautelari nelle province di Bologna e Modena.
L’indagine, denominata “On Air” e coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, ha smantellato un presunto giro di riciclaggio e di emissione di fatture false, con sequestri di beni per milioni di euro.
Le accuse mosse agli indagati includono associazione a delinquere, riciclaggio, intestazione fittizia ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. L’inchiesta, avviata nel 2019 a seguito di una segnalazione della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (Dnaa), ha coinvolto anche le province di Roma, Napoli e Caserta.
Il Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) di Bologna, Claudio Paris, ha emesso 10 misure cautelari: 4 arresti domiciliari, 5 obblighi di dimora e la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio per un impiegato postale della “bassa” bolognese, ritenuto parte integrante dell’organizzazione criminale.
Sono stati inoltre disposti sequestri preventivi di beni per oltre 2 milioni di euro, coinvolgendo 5 società con sedi a Bologna, Modena e Ferrara, e 25 persone fisiche.
Le indagini, condotte attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, accertamenti bancari e pedinamenti, hanno rivelato l’emissione di fatture false per oltre 10 milioni di euro nel biennio 2019-2020.
Il denaro, frutto delle frodi fiscali, veniva “lavato” attraverso prelievi di contanti da parte di soggetti chiamati “cavalli”, che restituivano le somme alle aziende beneficiarie delle fatture false, trattenendo una percentuale del 10%.
L’impiegato postale sospeso è accusato di aver fornito un contributo fattuale all’organizzazione criminale, sfruttando la sua posizione. Le 5 società sequestrate, emittenti delle fatture false, erano riconducibili a un imprenditore 59enne, considerato il vertice dell’organizzazione e destinatario di una delle misure cautelari.
Le oltre 20 aziende “clienti”, che avrebbero utilizzato le fatture false per abbattere i costi, non sono al momento indagate. Tuttavia, sono state eseguite circa 70 perquisizioni per eventuali successive contestazioni di dichiarazione fraudolenta.
L’operazione è stata denominata “On Air” in quanto, nel gergo in codice utilizzato dall’organizzazione e intercettato dagli investigatori, questa espressione indicava il momento in cui era possibile emettere una fattura falsa.
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