L’Italia arretra nella lotta alla corruzione: il Paese scivola al 52° posto nel mondo e al 19° in Europa secondo Transparency International. Il procuratore di Napoli lancia l’allarme: “Senza strumenti adeguati, passi indietro inevitabili”.
“Sono numeri prevedibili – ha dichiarato in un’intervista a Il Fatto Quotidiano –. Le organizzazioni criminali controllano ampie fette dell’economia in cambio di appalti e favori dalla Pubblica amministrazione, garantendo in cambio pacchetti di voti”.
La stretta sulle intercettazioni
L’analisi di Gratteri si lega anche alla riforma sulle intercettazioni, che la Camera potrebbe approvare definitivamente già lunedì. La norma prevede un limite di 45 giorni per le intercettazioni, con un’unica eccezione per i reati di mafia e terrorismo.
Una scelta che, secondo il magistrato, rischia di ostacolare le indagini sulla corruzione. “Perché introdurre questo limite temporale? – si chiede Gratteri –. Noi magistrati non intercettiamo ‘a strascico’, come sostiene il ministro Nordio. Se un’utenza non porta risultati, siamo noi stessi a chiederne la revoca”.
“Corruzione e mafia, un legame da riconoscere”
Per Gratteri, il rischio è chiaro: con questa riforma, individuare i reati corruttivi diventerà ancora più complesso. “Il tetto dei 45 giorni riguarda anche i reati contro la Pubblica amministrazione. È un errore. Corruzione e criminalità organizzata sono strettamente connesse e andrebbero trattate allo stesso modo. Se non si inseriscono i reati corruttivi tra le eccezioni, come per mafia e terrorismo, la lotta alla corruzione diventa solo un sofismo”.
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