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Torre Annunziata, il boss Felice Savino convocò il ds del Savoia mentre era ai domiciliari

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Torre Annunziata. Il clan Gionta colpisce ancora nel mondo del calcio. Le indagini dei carabinieri hanno svelato una nuova modalità di estorsione, definita “ambientale”: senza minacce esplicite, ma con la semplice presenza e la fama criminale, il clan impone la sua volontà.

È quanto accaduto al Savoia Calcio. Nel 2022, Ciro Scognamiglio, 44 anni portò il direttore sportivo dell’epoca Carmine Palumbo a casa di Felice Savino,detto peracotta 65enne cognato del boss Valentino Gionta, sottoposto agli arresti domiciliari. Con un linguaggio velato, Savino ha offerto la sua “protezione” .

Ad accompagnarlo era stato un altro degli arrestati, Ciro Scognamiglio. Savino riceve la vittima sul lastrico solare dell’abitazione e dopo avergli fatto chiaramente intendere di essere in stato di arresto gli offre “la sua protezione e il suo appoggio… per qualsiasi cosa”.

A fine incontro Scognamiglio, mentre lo accompagna all’uscita dice al ds: “Bisogna tenerselo buono questo qua”. Sta di fatto che qualche mese dopo, nell’ottobre del 2022, il dirigente presenta le dimissioni irrevocabili dall’incarico.

 Arrestati di nuovo anche Salvatore Ferraro insieme a moglie e figlia

Le misure cautelari notificati dai militari dell’Arma riguardano Felice Savino, 65 anni; Ciro Scognamiglio 44 anni; Salvatore Ferraro, 60 anni detto ‘o capitano; Filomena Bove, 58 anni, e Giuseppe Ferraro, 33 anni. Ai primi due viene contestato il concorso nell’estorsione aggravata e continuata al Savoia

. Ai restanti tre invece l’usura, anche questa in forma continuata e aggravata, risalente al luglio del 2021 e commessa tra Torre Annunziata e le province di Venezia e Rovigo, oltre alle contestuali minacce.

L’imprenditore ittico in difficoltà economica, a fronte di un prestito di poco superiore ai 20mila euro era arrivato a dover restituire a causa delle reiterate rinegoziazioni, quasi 45mila euro, di cui oltre 24mila euro solo di interessi, pari a un tasso d’interesse del 162%. E per costringerlo a pagare la vittima sarebbe stata fortemente minacciata.

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