Un’iniziativa di grande impatto sociale ha preso vita questa mattina presso il carcere di Secondigliano, con la firma di un protocollo d’intesa tra la direttrice della struttura penitenziaria, Giulia Russo, la Diocesi di Napoli e Mario Rubino, presidente di Kimbo. Il progetto, denominato “Un chicco di speranza”, è finalizzato a formare dieci detenuti, offrendo loro gli strumenti necessari per un futuro reinserimento nella società.
Mario Rubino ha spiegato che l’idea nasce dal profondo legame di Kimbo con la città: “Siamo il caffè di Napoli, e riteniamo giusto restituire qualcosa alla città, partendo dai più deboli, i detenuti del carcere di Secondigliano. Li formeremo al meglio per prepararli a una nuova vita”.
Il progetto si articola su tre assi principali: la formazione professionale come baristi o tecnici manutentori, la creazione di un laboratorio dedicato e la coltivazione di un terreno per produrre un caffè speciale, simbolo di rinascita. “Il caffè si chiamerà ‘Caffè di Secondigliano’, e sarà frutto del lavoro dei detenuti”, ha aggiunto Rubino.
“Ci vorrà tempo prima che il caffè sia pronto, ma piantiamo un seme di speranza in un luogo che ne ha tanto bisogno. Vogliamo che questo campo diventi un simbolo di rinascita, il nostro ‘campo dei miracoli'”. La direttrice del carcere, Giulia Russo, ha sottolineato l’importanza del progetto per la missione rieducativa dell’amministrazione penitenziaria: “Attraverso iniziative come questa, vogliamo trasformare i detenuti in cittadini. Oggi, piantiamo un vero chicco di speranza”.
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