“Ecco come il clan gestiva il comune di Melito”, la relazione di scioglimento del comune

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“Nel comune di Melito di Napoli, i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 3  e 4 ottobre 2021, sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione nonché ii buon andamento ed il funzionamento dei servizi con grave pregiudizio dell’ordine della sicurezza pubblica”.

Inizia così la relazione del ministero dell’Interno sullo scioglimento del comune di Melito firmato nelle scorse settimane e dal quale emerge un quadro inquietante sulla presenza e il controllo dei clan della camorra sull’ente comunale e su gran parte dei consiglieri comunali, sindaco compreso.

Sette pagine nelle quali viene ricordato come il sindaco Luciano Mottola, eletto nel 2021 alla guida di una coalizione di centrodestra l’ex presidente del Consiglio comunale Rocco Marrone e l’ ex consigliere di FdI Antonio Cuozzo, siano stati arrestati nel marzo del 2023 insieme con altre 15 persone tutte indiziate, a vario titolo, di gravi reati tra i quali quelli di scambio politico mafioso, attentati ai diritti del cittadino, associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione.

I contenuti dell’ordinanza emessa dal giudice del riesame evidenziano come ii sindaco di Melito di Napoli abbia accettato la promessa di un esponente del locale clan camorristico di procurare per ii ballottaggio “i voti degli appartenenti al clan, dei soggetti ad essi legati e dei residenti del rione popolare destinatari di pressioni e intimidazioni in cambio dell’erogazione a ciascuno di loro di somme di denaro non meglio accertate o di altre utilità” e quindi come proprio “in conseguenza di ciò era stato eletto sindaco del comune di Melito”. 

Lo stesso Tribunale sottolinea come le manifestazioni contro la camorra o le denunce volutamente generiche sporte dal sindaco “si sono rivelate solo uno specchietto per le allodole finalizzate a screditare l’avversario-politico e non certo una manifestazione di rettitudine”.

Peraltro dagli atti giudiziari emerge come “l’intreccio tra politico e camorra e oramai radicato ed e dettato esclusivamente dal perseguimento di interessi personali”.

A questo proposito ii prefetto di Napoli pone in rilievo che tali elementi di continuità politico-amministrativa “assumono rilevanza dirimente ai fini della riferibilità, anche all’Amministrazione comunale eletta al termine delle consultazioni elettorali dell’ottobre 2021 (. ..) delle ingerenze criminali, responsabili, soprattutto dell’illegittima gestione della concessione afferente i lavori e i servizi del cimitero comunale, nonché dell’omesso controllo e vigilanza sugli immobili di edilizia pubblica ex lege n. 219/81 “.

La relazione prefettizia si sofferma sul contenuto dell’ordinanza cautelare, dalle cui risultanze sono tratti numerosi riscontri circa l’esistenza dei menzionati collegamenti tra la struttura politica e burocratica dell’ente e ii gruppo camorristico locale.

Si legge nel decreto di scioglimento: “Proprio con riferimento alle elezioni amministrative del 2021, l’autorità indagante, avvalendosi di fonti tecniche di prova, ha accertato e proceduto, come in parte già evidenziato, per i reati di estorsione, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione e concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso, rivelando già nelle fasi preliminari del procedimento elettorale “l’elevato grado di influenza” esercitato dalla locale consorteria per individuare le candidature e gli schieramenti politici ritenuti più affidabili per gli interessi del clan su cui dirottare i pacchetti di voti provenienti, in particolare, da un complesso residenziale cittadino soggetto più di altri al·controllo mafioso.

Infatti, dall’analisi delle dinamiche elettorali, così come riportate nel provvedimento giudiziario, emerge una “fitta rete di interlocuzioni, ove di non veri e propri accordi tra rappresentanti della politica locale ed esponenti di spicco della locale crlminalità organizzata (…) a dimostrazione della permeabilità delle formazloni politiche ai condizionamenti mafiosi e la spregiudicatezza con le quali le trattative sono state condotte nel periodo immediatamente precedente le consultazioni elettorali” del 2021.

L’esame della menzionata ordinanza cautelare effettuato dalla commissione d’indagine rivela come la locale organizzazione criminale si sia riservata ii potere di scegliere chi sostenere e chi, invece, addirittura bloccare, come avvenuto per un candidato in un primo momento voluto dal locale capo cosca e poi “invitato” a non candidarsi o, comunque, a non assicurarsi molti voti”.

La relazione del prefetto di Napoli pone inoltre in rilievo l’attività svolta da un imprenditore locale in favore del futuro sindaco “volta ad assicurare un congruo numero di voti e la rinuncia a candidature da parte di avversari politici”. 

In particolare l’esame di fonti tecniche di prova rivela i contenuti di una conversazione nel corso della quale ii futuro primo cittadino “riferisce ad un esponente della locale cosca delle intese in corso nonché di una riunione alla quale dovette partecipare per discutere del sostegno assicurato dal clan”.

 La gestione del cimitero comunale affidata a uomini del clan

Inoltre, l’attività ispettiva ha potuto verificare le immediate ricadute amministrative delle interferenze criminali su alcuni servizi comunali quali la gestione del cimitero comunale, o l’esecuzione di alcune opere come diretta conseguenza di promesse elettorali fatte al locale gruppo camorristico e puntualmente adempiute subito dopo ii voto, come nel caso segnalato dell’abbattimento di un muro e della realizzazione di un impianto sportivo in una specifica area cittadina.

Si legge ancora nel decreto di scioglimento: “A conferma del quadro della realtà politico-amministrativa di Melito di Napoli sino a qui tratteggiato, la relazione prefettizia ha riferito dei rapporti personali e delle frequentazioni rilevate a carico di numerosi amministratori comunali con soggetti controindicati.

 Il presidente del consiglio comunale celebrava i matrimoni degli esponenti del clan

A questo proposito viene posta in luce la figura del presidente del consiglio comunale anch’egli direttamente interessato dalla suddetta misura cautelare, il quale risulta avere interessi societari e incarichi direttivi in tre società, tutte raggiunte da interdittive antimafia emesse l’8 maggio 2023.

Inoltre, a conferma dei rapporti personali tenuti dal predetto amministratore con gli ambienti malavitosi del territorio, la commissione d’indagine ha segnalato, emblematicamente, come lo stesso si sia reso disponibile a celebrare alcuni matrimoni di esponenti o familiari appartenenti al locale contesto camorristico, matrimoni per i quali e stato appositamente delegato dal sindaco, in deroga all’ordinaria prassi seguita dal comune in analoghi adempimenti in materia di stato civile”.

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