

Gioacchino Di Capua, vicepresidente nazionale A.Ge Associazione genitori e presidente della sezione Acerra, si è espresso in una nota: “Le giornate di Sanremo hanno illuminato la fierezza del popolo napoletano, personificata nell’eccezionale talento del giovane cantante Geolier. Nonostante la celebrazione della sua arte, si è aperto un vivace dibattito riguardo al presunto scandalo nel sistema di votazione, suscitando parole d’indignazione e alimentando la percezione di ingiustizie e razzismo”.
“Tale sentimento è stato accentuato da alcune condannevoli uscite di giornalisti nella sala stampa, evocando il popolo napoletano che, in altre occasioni, si indigna contro presunti inganni nel calcio. Musica e calcio, assieme al teatro, sono l’anima del napoletano, offrendo vie di espressione che portano a sensazioni di rivincita contro le avversità. Questi elementi sono indubbiamente preziosi nel tessuto della nostra vita, ma la mia riflessione si estende oltre”.
“Perché non indignarci con la stessa forza per l’assenza, tranne casi sporadici, del tempo pieno nelle scuole? Quando parlo del “popolo napoletano,” mi riferisco a un’identità che abbraccia tutto il Sud, andando oltre Napoli. La mancanza di indignazione su questioni vitali come l’istruzione è notevole. Troppo spesso diamo per scontati i disservizi, convincendoci che nulla possa cambiare”.
“Immaginiamo un “televoto” sul tema del tempo pieno nelle scuole del Sud: saremmo pronti a sollevare il telefono e esprimere la nostra opinione, anche con una simbolica spesa di 50 centesimi? Questa provocazione mira a stimolare la riflessione sull’azione concreta. Negli anni, il tema del tempo pieno nelle scuole è stato sollevato attraverso convegni, articoli e editoriali di personalità rispettabili, ma i risultati sono stati minimi”.
“Il riscatto di Napoli e del Sud passa attraverso servizi essenziali per la comunità, e sono certo che Geolier abbraccerebbe questa causa. Il suo trionfo personale è lodevole, ma dobbiamo andare oltre. Sono convinto che, senza distinzioni divisive, possiamo impegnarci collettivamente per garantire un futuro in cui i nostri figli abbiano accesso a servizi e opportunità utili per la loro crescita e formazione, un giorno in cui il “mai” rappresenti una realtà concreta e non solo un desiderio”.
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