Napoli capitale europea della resilienza

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L’investitura di fatto è arrivata con il finanziamento del progetto europeo Erasmus “RESUPERES. La resilienza nel contesto universitario. Superare le avversità”.

Partito nel 2022, all’indomani di due anni di emergenza sanitaria mondiale, RESUPERES ha messo insieme cinque prestigiose università di cinque diversi Paesi della UE (Italia, Norvegia, Serbia, Spagna e Portogallo) ed è nato con l’obiettivo di contrastare, attraverso l’educazione alla capacità di far fronte agli imprevisti e alle avversità, gli effetti della pandemia da Covid-19 tra gli studenti delle Università e tra i lavoratori della formazione superiore: docenti, ricercatori, staff amministrativo delle scuole europee.

In Italia a guidare questo progetto c’è l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli che in questi giorni ospita studenti e docenti degli altri quattro Atenei europei per presentare loro luoghi, percorsi, studi e ricerche di “Napoli città resiliente”.

    “Non solo gli effetti della pandemia ma anche, più in generale, i repentini cambiamenti, le continue riorganizzazioni che si sono succedute negli ultimi anni nel sistema universitario, il sentimento di incertezza e di disorientamento avvertito dagli adolescenti e dagli studenti, che si traducono spesso nel fenomeno dell’abbandono degli studi e in quello ben più tragico dei suicidi e delle depressioni, sono stati il campanello di allarme che ha spinto cinque Università europee (con l’Università di Granada capofila) a presentare alla UE un progetto per sostenere i soggetti in questione attraverso un programma di intervento finalizzato all’educazione alla resilienza”. Così Fabrizio Manuel Sirignano, coordinatore scientifico dell’Unità di ricerca napoletana di RESUPERES, presenta la ratio del progetto.

    “Da un punto di vista culturale e pedagogico – evidenzia Sirignano, ordinario di Pedagogia generale e sociale dell’Ateneo napoletano e direttore del Centro Internazionale di Ricerca Francesco Saverio Nitti per il Mediterraneo, che da anni è impegnato sul fronte delle emergenze pedagogiche – si tratta, in primo luogo, di mettere in discussione la cultura e il mito “tossico”, per utilizzare un termine diffuso, dell’invulnerabilità. In secondo luogo di predisporre e sperimentare modelli che pongano l’accento in maniera specifica sulle risorse più che sulle fragilità, partendo dall’idea che il “dover fronteggiare le avversità” sia una condizione che caratterizza l’essere umano, specialmente quello della società complessa”.

    Nell’ambito di questo progetto a Napoli l’Università Suor Orsola Benincasa, forte della sua plurisecolare tradizione di studi pedagogici, ha sviluppato, con la supervisione del Rettore, Lucio d’Alessandro e il coordinamento amministrativo dell’Ufficio Erasmus di Ateneo, un programma di ‘educazione alla resilienza’ incentrato sulle metodologie autobiografiche e narrative. Un programma realizzato attraverso workshop, laboratori, convegni e attività mirate che hanno come tema principale la narrazione di sé attraverso l’interculturalità e il patrimonio culturale, inteso come patrimonio storico, artistico, naturalistico e paesaggistico.

    In questi giorni a Napoli docenti e studenti delle Università di Granada, Faro, Belgrado e Bergen hanno visitato siti e itinerari della città di Napoli che meglio esprimono e perfino incarnano la resilienza: il Miglio Sacro, il Centro storico, il MANN, la collina di Posillipo e il Parco Virgiliano, l’Orto Botanico, solo per citarne alcuni, insieme ai luoghi dell’immenso patrimonio storico e artistico del Suor Orsola (musei, giardini, pinacoteche, chiese, ecc.). Sono esemplificativi alcuni dei titoli delle attività svolte: “Vivere presso il Vulcano. La resilienza nelle testimonianze materiali del MANN” o “La percezione di Sé tra narrazione e patrimonio culturale per-formarsi alla resilienza: Napoli e Pompei, alla scoperta di stratificazioni di storie e culture”.

    Dopo una prima fase sperimentale l’unità di ricerca del Suor Orsola, con il monitoraggio del Comitato scientifico internazionale presieduto dal Rettore Lucio d’Alessandro e di cui fanno parte i professori María Del Mar Cepero González, Enricomaria Corbi, Margherita Musello e Fabrizio Manuel Sirignano, svilupperà, insieme con le altre quattro Università europee, entro la fine del 2024 modelli e programmi di intervento per una possibile istituzionalizzazione all’interno dei corsi di laurea di una stabile educazione alla resilienza e pubblicheranno un vero e proprio Manuale di educazione alla resilienza.



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