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Affitti non riscossi, un buco da 133 milioni a Napoli

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Rappresenta solo la punta di un iceberg profondo 133 milioni di euro, il danno erariale da 92mila euro che la Procura della Corte dei Conti della Campania contesta a sette indagati in relazione alla pluriennale mancata riscossione dell’affitto di un alloggio, a Napoli, che molti anni fa ospitava il custode di una scuola. Le indagini dei carabinieri della compagnia Vomero forniscono un quadro con tinte così fosche da spingere la magistratura contabile a puntare il dito contro le “inefficienze” nella gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli.

I destinatari di quella che sembra essere solo la prima tranche di una lunga serie di inviti a dedurre sono funzionari comunali, dirigenti della Napoli Servizi (società in-house del Comune di Napoli) e la preside della scuola dell’infanzia e primaria “L. Vanvitelli – plesso Caccavello”, nell’elegante quartiere Vomero, dove si trova l’ex abitazione del defunto custode nella quale, dal 1988, i suoi eredi vivevano senza pagare l’affitto e neppure l’acqua che consumavano.

Alla preside che da vent’anni ricopre questo ruolo viene contestato anche il “grave pregiudizio per la sicurezza” cui la scuola è stata esposta: gli occupanti dell’alloggio, gli eredi del custode, sono “in possesso delle chiavi della scuola” in quanto l’abitazione “è accessibile esclusivamente passando per i locali scolastici”. Per gli inquirenti – il procuratore regionale della Corte dei Conti per la Campania Antonio Giuseppone e il suo vice Ferruccio Capalbo – i maggiori responsabili dell’ammanco da 92mila euro sono però i funzionari comunali colpevoli di “non avere mai contestato i ritardi clamorosi della Napoli Servizi in sede di riscossione, consentendo l’accumulo nel tempo di una ingente e stratosferica morosità”.

“Esiste una moratoria accertata dall’autorità delegata di oltre 130 milioni di euro rispetto a crediti non riscossi nel tempo, per i quali ci si riserva di accertare l’eventuale esistenza di danno erariale legato alla perdita del credito”, ha confermato il vice procuratore Capalbo. Nell’invito a dedurre (che corrisponde all’avviso di garanzia della Procura ordinaria) viene stigmatizzata “la grave negligenza nella gestione proprio del patrimonio immobiliare e nella riscossione dei canoni e/o delle indennità di occupazioni” che, nel corso degli anni, ha portato al mancato incasso di circa 133 milioni di euro.

Facendo riferimento al cosiddetto “Patto per Napoli”, consistente “in un ingentissimo finanziamento con fondi statali”, gli inquirenti ricordano che il patto è condizionato, tra l’altro, proprio dalla “corretta gestione del patrimonio immobiliare, dall’incremento delle entrate attraverso l’aumento dei canoni” e anche “dalla riduzione dei fitti passivi”. E a proposito di scuole, il caso della Vanvitelli non è isolato: finora sono otto, infatti, gli istituti in cui è stata riscontrata la stessa situazione. In alcune di queste scuole gli occupanti abusivi hanno lasciato spontaneamente gli alloggi. In qualche caso ,invece, si è resa necessaria un’ordinanza di sgombero.

Tra gli inquilini abusivi degli ex alloggi dei custodi delle scuole finora individuati dai carabinieri della compagnia del Vomero, figurano anche la moglie di un appartenente all’Unità tutela patrimonio della Polizia Municipale, ovvero l’organo deputato agli accertamenti in materia di occupazione (che dopo il controllo è andata via) e un uomo il cui fratello era stato arrestato nel 2005 per aver coltivato marijuana proprio nel cortile dell’istituto in cui è stato accertato l’illecito.

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