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Lite in famiglia a Napoli: moglie, marito e suocerto portati in ospedale

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Ieri in tarda serata i carabinieri del nucleo radiomobile di Napoli sono intervenuti all’ospedale del Mare dove poco prima erano stati trasportati due feriti. Si tratta di una donna di 28 anni che mostrava una profonda ferita alla caviglia destra, in corrispondenza del tendine di Achille, e il suocero 47enne, con una lussazione alla spalla.

La donna è stata sottoposta ad un intervento chirurgico. Per lei i sanitari hanno stimato una prognosi di 45 i giorni. Secondo una prima ricostruzione ancora da verificare, le ferite sarebbero conseguenza di una violenta lite con il marito della donna, anche lui portato in ospedale.

Si tratta di un 27enne di Barra che, poco prima dell’arrivo dei militari, aveva aggredito anche due guardie giurate del pronto soccorso e un agente di polizia del drappello. Il 27enne è stato denunciato per maltrattamenti, lesioni personali gravissime e resistenza a pubblico ufficiale.

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A Roma, nell’aula del processo che vede imputato l’ex manager Stefano Ceci per diffamazione aggravata, si è consumato un nuovo capitolo della lunga e dolorosa vicenda che continua a orbitare attorno al nome di Diego Armando Maradona. L’ex moglie del campione, Claudia Villafañe, e le figlie Dalma e Giannina hanno raccontato al giudice il peso delle parole pronunciate da Ceci nell’intervista del 30 ottobre 2021, rilasciata nel pieno delle controversie sui diritti d’immagine del Pibe de Oro.

Secondo le tre donne, quelle frasi non sono solo inesatte, ma dannose, “terribili”, capaci di riaprire ferite che non hanno mai smesso di sanguinare. Villafañe, assistita dall’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, ha spiegato come ogni affermazione che la riguardi venga immediatamente rilanciata in tutto il mondo, amplificando la sofferenza e gettando ombre sul ruolo della famiglia nella vita del campione. Ha respinto con decisione l’idea di aver sottratto cimeli appartenuti a Maradona, ricordando che, dopo la separazione, quegli oggetti rimasero nella sua abitazione e che un giudice argentino li riconobbe come propri.

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