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Stupro di Caivano, anche i figli di due camorristi nel branco: 15 gli indagati

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Ci sono anche i figli di almeno due esponenti di spicco della camorra tra i componenti del branco che ha stuprato le cugine 13enni di Caivano.

Il numero dei coinvolti sarebbe maggiore di sei e potrebbe arrivare a 15 ragazzini. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla procura minorile, non escludono che il branco abbia abusato piu’ volte e in piu’ mesi delle due ragazzine.

I cellulari sono stati sequestrati e sono in corso le indagini sui tabulati. Gli investigatori sono a caccia anche di possibili video delle violenze. Da quanto ricostruito le ragazzine, che sono entrambe in comunita’, venivano picchiate e minacciate dai ragazzi che usavano loro violenza.

 La scoperta in chat dal fratello di una delle piccole vittime

A scoprire l’accaduto è stato il fratello di una delle due vittime. “Gli sono arrivati dei messaggi sul telefono”, spiega ancora il legale. Il ragazzo ha subito avvertito i genitori. Da lì la decisione di rivolgersi alla forze dell’ordine. Le 13enni sarebbero state attirate con l’inganno dentro al Delphinia Sporting Club, un centro sportivo abbandonato all’interno del quartiere riempito solo di detriti, materassi, scritte e svastiche sui muri.

La relazione dei servizi sociali: lo stile vita vittima favorì il reato

Uno “stile di vita che ha ‘favorito’ la perpetrazione del reato ai suoi danni, che e’ senz’altro frutto della grave incuria dei genitori che, con ogni evidenza, hanno omesso di esercitare sulla figlia il necessario controllo, cosi’ esponendola a pericolo per la propria incolumità”.

E’ la considerazione scritta dagli assistenti sociali nella relazione,, inviata al pubblico ministero dei Minorenni. Una riflessione che e’ stata ‘condivisa’ dallo stesso magistrato per motivare la richiesta di collocazione in comunita’ di una delle 13enni vittima di abusi sessuali a Caivano. La decisione del Tribunale dei Minorenni e’ del 9 agosto, confermata poi il 24.

“La minore era ed e’ esposta, nell’ambiente familiare, a grave pregiudizio e pericolo per l’incolumita’ psicofisica”, c’e’ scritto ancora nella relazione. Gli stessi assistenti sociali, scrive il pubblico ministero, “sono intervenuti in una situazione di chiara emergenza allo scopo di mettere in sicurezza la minore delle condotte dei genitori”.

Per gli abusi sessuali e’ in carcere l’unico maggiorenne, che era gia’ detenuto per altre vicende.

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