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Imprenditore agricolo ucciso a Santa Maria Capua Vetere: arrestato uno suo dipendente

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Otto anni dopo l’omicidio è arrivato l’arresto di uno degli autori. Si tratta di un cittadino albanese accusato di aver aiutato i suoi due connazionali complici nella rapina mortale ai danni di Pasquale Guarino.

I Carabinieri della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere hanno infatti dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura coercitiva della custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di un cittadino albanese, di 40 anni, indagato dei delitti di omicidio volontario aggravato in concorso, rapina aggravata in concorso e tentata rapina aggravata in concorso.

Il provvedimento arriva al termine delle indagini dopo la riapertura delle indagini nell’ambito del procedimento penale relativo all’omicidio dell’imprenditore agricolo Pasquale Guarino, avvenuto in data 23 settembre 2015 in Santa Maria Capua Vetere — località Savignano, via Pozzilli.

Quel giorno un gruppo di almeno tre soggetti, tutti albanesi, nel tentativo di commettere una rapina ai suoi danni, lo colpiva, a seguito della resistenza dallo stesso opposta, con due colpi d’arma da fuoco centrandolo all’avambraccio destro ed alla regione giugolo — sternale, causandone la morte, verificatasi poco dopo presso l’ospedale di Santa Maria Capua Vetere.

L’attività di indagine, diretta dalla Procura della Repubblica ed effettuata dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Santa Maria Capua Vetere, ha consentito, attraverso l’analisi del contenuto di intercettazioni telefoniche, nonché delle immagini riprese da alcune telecamere, dei tabulati di traffico telefonico e delle dichiarazioni rese da alcune persone informate sui fatti, di effettuare una ricostruzione della complessa vicenda delittuosa che è culminata con l’assassinio dell’imprenditore.

In particolare l’odierno indagato, approfittando del rapporto di impiego che all’epoca dei fatti lo legava alla vittima ed assumendo il ruolo di “basista“, avrebbe fornito ad altri complici determinanti informazioni sugli spostamenti e sulle abitudini del Guarino, affinché questi potessero perpetrare ai suoi danni una rapina finalizzata all’appropriazione di una cospicua somma di denaro, incassata dallo stesso poco prima presso il mercato ortofrutticolo di Maddaloni.

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Santa Maria Capua Vetere, arrestato per atti persecutori dopo l’aggressione alla ex

di Vincenzo Scarpa 4 Febbraio 2026 - 13:10 13:10

Una notte di paura si è trasformata in un intervento decisivo dei Carabinieri a Santa Maria Capua Vetere, dove una donna di 59 anni è stata soccorsa dopo l’ennesimo episodio di violenza riconducibile a una lunga serie di comportamenti persecutori. L’allarme è scattato su segnalazione alla Centrale Operativa e ha portato sul posto le pattuglie della Sezione Radiomobile, intervenute in piena notte nel centro cittadino.

I militari hanno trovato la donna in evidente stato di shock, appena aggredita. Dopo averla messa in sicurezza e rassicurata, hanno richiesto l’intervento del personale sanitario del 118, avviando contemporaneamente i primi accertamenti per ricostruire quanto accaduto. Dalle dichiarazioni raccolte e dagli elementi emersi sul posto è stato delineato un quadro di presunte persecuzioni fatte di minacce, pedinamenti, aggressioni fisiche e verbali che, secondo quanto riferito, andavano avanti dall’estate del 2024.

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Non una spedizione punitiva contro i detenuti, ma un intervento ritenuto indispensabile per ripristinare l’ordine in un momento di forte tensione nelle carceri italiane, segnate dalle rivolte legate al lockdown per il Covid. È la linea difensiva sostenuta in aula da Antonio Fullone, ex provveditore dell’amministrazione penitenziaria in Campania, imputato nel maxi-processo sulle violenze avvenute il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Davanti al collegio giudicante, Fullone ha spiegato che la perquisizione nel reparto Nilo, dove circa 300 detenuti furono sottoposti a controlli poi degenerati in pestaggi e abusi, aveva l’obiettivo di ristabilire la sicurezza dell’istituto. L’ex dirigente è chiamato a rispondere, a vario titolo, di perquisizione illegittima, depistaggio, falso e rivelazione di segreto d’ufficio.

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