I neonazisti di Napoli: “Morire per la causa”. Erano pronti alla strage

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Da “morire per la causa” fino a “preferire il suicidio alla delazione (tradimento) e alle confessioni di informazioni vitali per il movimento sotto tortura del nemico”.

Sono alcune delle ‘regole’ e dei quesiti a cui doveva rispondere chi voleva entrare ne ‘l’Ordine di Hagal’, quella che la procura di Napoli ritiene una cellula neonazista basata nel Casertano ma con ramificazioni in tutta Italia e contatti in Ucraina.

Gli inquirenti che indagano e che hanno messo in atto una serie di sequestri-perquisizioni dal 2021 in avanti, hanno trovato a casa di uno dei principali indagati, Gianpiero Testa, un documento dal titolo ‘I valori fondamentali dell’ordine naturale di Hagal‘ e il ‘Questionario per l’ingresso nell’Ordine naturale di Hagal‘.

Chi voleva fare ingresso nell’organizzazione doveva attribuire una percentuale dal 10% al 100% ad ogni punto proposto nel questionario fra cui “Sopportare la tortura da parte del nemico a qualsiasi fine”, “Rinunciare alla possibilità di guadagnare soldi per arricchirsi o anche per una vita serena”, “Affrontare l’eventuale arresto o comunque gravi conseguenze legali senza mai tradire il Movimento”.

Si dice pronto a fare una strage “come l’ha fatta quello in Neozelanda, però non andrei dai neri, andrei alla caserma a Marigliano, il 25enne Gianpiero Testa, una delle cinque persone per le quali il gip ha disposto l’arresto in carcere nell’ambito delle indagini che oggi hanno consentito di decapitare l’associazione con finalità di terrorismo di matrice neonazista, suprematista e negazionista denominata Ordine di Hagel.

Gianpiero Testa: “Vorrei fare una strage nella caserma di Marigliano”

Testa, nel corso di diverse conversazioni e comunicazioni intercettate dagli inquirenti, ha manifestato pensieri ricorrenti di gesti eclatanti, da kamikaze, per togliersi la vita e anche il proposito di uccidere i carabinieri di Marigliano.

Testa, secondo gli inquirenti, avrebbe parlato di fare del male ai militari dell’arma dopo un arresto per rissa, lesioni personali e porto di oggetti atti ad offendere, il 17 settembre 2016 e dopo essere stato identificato sempre dai militari il 12 novembre 2020. Il 18 dicembre 2020 viene intercettato mentre parla con la madre: il giovane si lamenta delle misure imposte dal Governo per contrastare l’epidemia e dei controlli delle forze dell’ordine. E si dice determinato ad uccidere un carabiniere qualora si recasse a casa sua per un controllo, suicidandosi subito dopo.

La caserma dei carabinieri presa di mira dalla cellula neonazista con base a Marigliano, nel Napoletano, scoperta da una indagine della procura di Napoli nata nel 2019, era proprio quella di Marigliano. “Solo una volonta’ dichiarata, mai seguita da una condotta attiva”, spiega Antonio Bocelli, dirigente della Digos partenopea. Bocelli sottolinea che “non si tratta di una cellula isolata. L’Ordine di Hagal ha fatto tanta propaganda usando Telegram con un canale denominato Protocollo4 che aveva tanti iscritti. Tanti li abbiamo gia’ identificati”.

 Per entrare nell’Ordine bisognava fare un rito iniziatico

Per entrare nell’Ordine era necessario fare un giuramento, un rito iniziatico, che dava accesso al primo dei cinque livelli in cui era organizzato, “in maniera verticistica e con una forte compartimentazione sia verso l’esterno che internamente”. L’obiettivo era quello di propagandare essenzialmente ideologia nazista, contro la religione ebraica, negazione della shoa finalizzata al sovvertimento dell’ordine democratico.

“Le perquisizioni di oggi partono da una prima parte dell’indagine che nasce nel 2019 e seguono altre perquisizioni, trenta, fatte a maggio e ottobre 2021 – racconta Bocelli – proprio dalle intercettazioni e’ emerso che alcuni membri hanno partecipato a corsi di addestramento di combattimento corpo a corpo, in particolare usando la tecnica del Krav maga, e anche addestramento all’uso delle armi, sia corte che lunghe”.

Per questo avevano anche ottenuto dei diplomi facendo corsi all’estero, ed erano molto preparati da un punto di vista fisico, tanto che volevano anche organizzare corsi di sopravvivenza estrema, ma non ci sono riusciti per motivi di natura logistica. “Nessun collegamento con Casapound e Forza nuova“, esplicita il dirigente della Digos partenope.

Nelle perquisizioni trobvate e sequestrate armi bianche, pistole replica, e materiale come libri su Mussolini, Hitler, il suprematismo bianco, oletre che bandiere e foto evocative. Il rito di iniziazione si ispirava agli dei del Valhalla e al pantheon nordico. L’Ordine si autofinanziava perche’ i proseliti versavano delle quote. Una decina di altre persone sono indagate, e probabilmente altri nomi verrano fuori dalle perquisizioni.

 Il latitante è il cittadino ucraino Anton Radomsky

E’ un ucraino di Termopil, si chiama Anton Radomsky e ha 27 anni l’indagato irreperibile destinatario di una misura cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli, Federica de Bellis. Il 27enne ha trascorso lungo tempo nel Napoletano e poi è tornato nel suo Paese. Gli inquirenti gli contestano compiti esecutivi nell’ambito dell’organizzazione, come l’addestramento militare degli associati e il reclutamento.

La stessa misura cautelare è stata emessa dal giudice anche nei confronti di Maurizio Ammendola, 43 anni, presidente dell’associazione finita sotto inchiesta, l’Ordine di Hagal, Michele Rinaldi, 47 anni, vice presidente, Massimiliano Mariano, 46 anni (che si occupava di indottrinamento) e Gianpiero Testa, 25 anni, amico di Radomsky, che si occupava di procacciare proseliti, escursioni e riunioni. Nei confronti di Fabio Colarossi, 36 anni, il gip ha invece disposto la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria di Roma.

La cellula napoletana prende nome da pseudo-runa AHagal

Hagal e’ la settima pseudo-runa di Armanen di Guido von List, derivata dalla runa Younger. Le pseudo rune erano caratteri usati in manoscritti medioevali, e avevano carattere evocativo, ma non corrispondenza con l’alfabeto runico di 24 segni usato nelle incisioni e negli antichi testi nordici.

Hagal, graficamente resa con un paletto con una X al centro, e’ il simbolo della rinascita, “che possiamo associare senza tema di smentita al piu’ conosciuto concetto della Fenice, che come molti di voi invece sapranno, dopo essere stata avvolta dalle fiamme, quando sembra essere ormai scomparsa e defunta, rinasce dalle sue stesse ceneri, piu’ forte e fiera di prima”, scrivevano sul loro sito web gli ideatori dell’Ordine di Hagal, la cellula neonazista e negazionista scoperta da una indagine della procura di Napoli che ha portato a 4 arresti.

“Hagal vuol dire che noi che in essa ci riconosciamo e ad essa ci affidiamo o addirittura immoliamo, non possiamo essere sconfitti, poiche’ essa e’ un ciclo eterno di vita e di morte, che nessun nemico potra’ sconfiggere poiche’, come la succitata Fenice, dalle sue stesse ceneri rinasce e ritorna, e lo fa piu’ forte di prima.

In Hagal e’ il sogno archetipico dell’esistenza Spirituale Superiore, fatto da molti prima di noi, in quest’era di Consapevolezza e di Verita’, dove solo combattendo radicalmente il male che vuole annichilire, noi vincemmo riportando il mondo Divino della Luce a trionfare eternamente sulla bassezza dell’oscurita'”, si legge ancora nel sito.

Tecnicamente osservandola possiamo facilmente notare che esso rappresenta contemporaneamente la runa MAN e la runa YR: ovvero le rune che rappresentano la Vita e la Morte, l’uomo proiettato verso l’alto e quello che prima si trovava trattenuto verso il basso.

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