“Voglio chiedere scusa alla famiglia di Rosa… avevo degli stupefacenti in testa… non ero io, era un mostro che stava lì”.
Ha preso la parola e fornito a giudici avvocati e pm la sua versione dell’accaduto, Elpidio D’Ambra, il 31enne reo confesso dell’omicidio volontario, per futili motivi, della 23enne Rosa Alfieri, avvenuto lo scorso febbraio a Grumo Nevano, in provincia di Napoli.
Durante il processo, stamattina, ha chiesto e ottenuto dal giudice il nullaosta per rilasciare dichiarazioni spontanee, dichiarazioni durante le quali anche puntato il dito contro l’operato dei poliziotti che lo hanno identificato e fermato nell’ospedale San Paolo del quartiere Fuorigrotta di Napoli, il giorno dopo l’omicidio.
“Non credo a quello che ha detto, come non gli crederà la giuria”, ha detto dopo la fine dell’udienza Vincenzo Alfieri, padre della giovane vittima, il primo a trovare la figlia senza vita nell’abitazione di D’Ambra. “Io ho grande fiducia nella Giustizia – ha aggiunto Vincenzo Alfieri – e le scuse non le accetto: ha ucciso mia figlia, di quali scuse parliamo.
Solo una bestia può fare una cosa del genere. Le sue sono parole dette per cercare di avere meno danni, per avere una pena grave. Quello che ha detto, l’ha detto per non prendere l’ergastolo”.
Si chiude il cerchio su un odioso episodio di truffa ai danni di un'anziana indifesa. Nella mattinata di oggi, i Carabinieri della Compagnia di Sorrento hanno eseguito a Grumo Nevano un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un uomo gravemente indiziato di aver messo a segno una "truffa aggravata" ai danni di…
Grumo Nevano– Era considerato un insospettabile, un uomo qualunque. In realtà, secondo i carabinieri, dietro la vita ordinaria da operatore ecologico si nascondeva un’attività ben più redditizia: lo spaccio di droga. I militari della stazione di Grumo Nevano hanno arrestato un 38enne del posto, incensurato, accusato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio.…
Caivano – Un arresto che riporta alla luce una delle pagine più drammatiche della cronaca napoletana. Ieri i Carabinieri hanno fatto scattare le manette ai polsi di Ciro Migliore, 27enne già noto alle forze dell’ordine, durante un blitz antidroga nel parco verde di Caivano. L’uomo, identificato come un presunto pusher, è lo stesso giovane transgender che cinque anni fa era il fidanzato di Maria Paola Gaglione, la 16enne morta nell’incidente del settembre 2020. La tragedia, che sconvolse l’intera comunità, fu causata dal fratello della vittima, Michele Gaglione. Come accertato in sede processuale, questi, oppostosi alla relazione della sorella, inseguì la coppia in sella a una moto. Durante l’inseguimento, lo scooter su cui viaggiavano Maria Paola e Ciro Migliore si schiantò, provocando la morte della giovane. Michele Gaglione è stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale. L’arresto di ieri da parte dei carabinieri aggiunge un tassello oscuro alla storia di Migliore. I militari hanno fatto irruzione nella sua abitazione, trovando prove di quello che sembra essere uno spaccio ben organizzato: tra i ritrovamenti, 10 dosi già pronte di cocaina e crack, materiale per il confezionamento e un “libro mastro” con sigle e numeri, verosimilmente i conti della compravendita illegale. Sequestrati anche 1.675 euro in contanti, presumibilmente provento dell’attività illecita. Quella del 16 settembre non è la prima indagine per spaccio che vede coinvolto Ciro Migliore dopo la morte della fidanzata; già nel febbraio 2021 finì nel mirino delle forze dell’ordine per reati analoghi. L’arresto chiude un cerchio tragico, dove a un lutto familiare si intrecciano storie di devianza e illegalità.
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