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Camorra, il clan della 167 continua a chiedere il pizzo ad Arzano

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Il cancro della camorra ad Arzano non è stato sconfitto, nonostante gli arresti e i blitz e i pentimenti.

Anzi il clan della 167 continua a chiedere il pizzo. Lo dice Pietro Mele che svelò nei mesi scorsi, anzitempo, il pentimento di Pasquale e Pietro Cristiano. E lo fa attraverso un nuovo video.

Girano in sella a potenti moto, senza patente e senza copertura assicurativa i reggenti del clan della 167 di Arzano. Gli uomini degli Amato-Pagano secondo radio mala avrebbero fatto quadrato attorno agli scarcerati eccellenti: Salvatore Romano (detto sasy), Angelo Gambino, Giosuè Belgiorno (sottoposto alla sorveglianza speciale), Lupoli Salvatore (accusato da Pietro Mele), Antonio Alterio (gambizzato nel 2021 e fratello di Raffaele e Gennaro) e Davide Pescatore.

 Camorra ad Arzano, il nuovo video di Pietro Mele

A puntare il dito nel video – pubblicato anche sul social Arzano News – è Pietro Mele, personaggio legato agli ambienti di Pianura e imparentato con gli storici Mele, che attacca di nuovo il clan della 167 di Arzano : “stanno facendo estorsioni ad Arzano”, dice in un video pubblicato sul suo profilo social Facebook.

Sotto accusa del Mele finiscono anche i magistrati, rei, secondo Mele di non aver fin qui provveduto ad arrestare uno degli esponenti del clan della 167 da lui chiamato in causa, Salvatore Lupoli, che, sempre a detta del Mele, sarebbe coinvolto anche nell’arresto dell’ex capo della Vanelli Grassi, Rosario Guarino, detto “Joe Banana” arrestato proprio ad Arzano durante la sua latitanza.

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Al di là del personaggio, sempre molto “scenico” nei suoi video di accusa contro il clan della 167, sulla presenza a camorra pregante del clan della 167, Mele lancia precisa accuse su chi farebbe cosa nella gestione della malavita locale.

 Sergio Coletta


REDAZIONE
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