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Federico Cafiero De Raho: “Io candidato perchè nessun partito parla più di mafia”

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Federico Cafiero De Raho, ex procuratore nazionale antimafia da anni in prima linea contro il clan dei Casalesi e nella lotta all’Ndrangheta e oggi candidato alle elezioni Politiche con l’M5S spiega in una intervista a Repubblica le sue motivazioni-

“Perché ho detto sì? Perché da esponente della società civile potrò continuare a lavorare per il Paese per battere criminalità e corruzione: che restano il primo ostacolo allo sviluppo sociale, economico, politico e culturale della nazione”. De Raho, che ha incassato anche l’ok del voto on line, si candida con il M5S.

La campagna punta “sugli obiettivi fondanti della politica: la effettiva parità dei diritti, garantire a tutti l’accesso ad un lavoro dignitoso, stabile ed equamente retribuito, fuori dai circuiti clientelari. La politica oggi deve impegnarsi anche in interventi innovativi che moltiplichino le occasioni per giovani e meno giovani.

E deve dedicarsi fino in fondo alla ‘Rivoluzione verde’ e alla ‘Transizione ecologica’, migliorando sostenibiità e resilienza del sistema economico. I ragazzi da strappare alla marginalità sono tanti”, spiega De Raho.

Alla domanda se dei 5S condivida tutto il percorso, De Raho replica: “Non guardo con sfavore all’esistenza di una pluralità di linee ed orientamenti, che, anzi, sono il motore di un dibattito costruttivo. Credo resti nel Movimento il dato costitutivo del contrasto ad un certo mondo politico opaco, in cui entra chi vuole servirsi delle istituzioni anziché servirle. E per questo ho accettato: nel loro dna, resta il tema della lotta alle mafie e alla corruzione”.

‘Lei più volte aveva lamentato, da procuratore, l’afasia della politica sulle urgenze dell’antimafia. E ora?’ “Anche in questa campagna elettorale – sottolinea -, non mi sembra si stia parlando molto di criminalità organizzata e di capitali mafiosi. Eppure le mafie continuano ad esistere, in tutta Italia, e si proiettano con forza in Europa e nel mondo da tempo. Soprattutto ora con l’arrivo dei fondi del Pnrr e con l’emergenza ‘guerra’ lo considero un tema non trascurabile da parte della politica”. 

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Nelle circa trecento pagine di motivazioni viene ricostruita una realtà nella quale la Curva Sud del Milan agiva come un’organizzazione autonoma, fondata su intimidazioni e violenze, senza condividere la gestione degli affari con altri gruppi. Un controllo ferreo che garantiva incassi costanti provenienti dal bagarinaggio dei biglietti, dal merchandising e dalla gestione dei parcheggi attorno allo stadio. Dall’altra parte, la Curva Nord dell’Inter viene descritta come un contesto funzionale agli affari illeciti, protetto da un rapporto di tipo mafioso con il clan Bellocco, con l’aggravante dell’associazione mafiosa pienamente riconosciuta. In questo quadro si inserisce anche il patto di non belligeranza tra le due tifoserie, pensato per evitare conflitti e massimizzare i profitti.

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