Patti Smith scalda i cuori dei 3mila al Teatro Grande di Pompei

Un saluto alle bellezze di Napoli e Pompei: alle 21:23, tra le rovine del Teatro Grande di Pompei la figura di Patti Smith compare in scena, con tutta la sua potenza iconica.

“Sono grata di essere qui con voi”: e’ con queste parole che la cantautrice, poetessa, fotografa e artista originaria di Chicago ha salutato i circa 3mila spettatori accorsi nella storica scenografia romana, gia’ cornice di leggendari spettacoli come quello dei Pink Floyd del 1972, prima di attaccare “Grateful” seguita, senza soluzione di continuita’, da “Redondo Beach”.

Dopo due giorni trascorsi tra le strade di Napoli, dove Patti Smith ha approfittato per visitare il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino alla Cappella Sansevero e “Le opere della Misericordia” di Caravaggio alla Cappella del Pio Monte della Misericordia, il teatro (sold out) di Pompei viene cosi’ illuminato dalla grazia e dall’energia della sacerdotessa del rock che, accompagnata dal figlio Jackson Smith alla chitarra, Tony Shanahan al basso e Sed Rochford alla batteria, regala alla platea una scaletta vulcanica.

Storici brani come “Dancing Barefoot”, “My Bleaken Year” e “Nine” si sono, infatti, alternati a composizioni come “Beneath the Southern Cross” (una versione messianica che regala un virtuoso scambio di assoli con citazione-omaggio finale di “Money” dei Pink Floyd) o “Boy Cried Wolf” (con una speciale dedica di Smith per tutte le “insensate” vittime americane morte per armi da fuoco).

Toccante la dedica all’amico di una vita Allen Ginsberg, con la performance del brano del poeta simbolo della Beat Generation “Footnote to Howl”, come emozionante l’inedita versione acustica del classico dylaniano “One Too Many Mornings”.

Ma non mancano interpretazioni di cover illustri con la forza impetuosa della dylaniana “Wicked Messenger” o con la divertita versione di “Walk on the Wild Side” di Lou Reed (cantata da Tony Shanahan) o, ancora, con “After the Gold Rush” di Neil Young. Il trittico di pietre miliari composto da “Gloria”, “Pissing in a river” e la springsteeniana “Because the night”, anticipato dalla lettura inglese de “L’infinito” di Giacomo Leopardi, hanno aperto la strada per il travolgente bis di “People have the power”, che sugella il finale di uno show in bilico tra spiritualita’ e rock che ha gia’ il sapore di storia.

Dopo lo show napoletano, il minitour italiano proseguira’ a Roma (27 luglio), Stresa (29 luglio) e Cervia (31 luglio), con quelle che saranno probabilmente, come confessato dalla stessa Smith in questi giorni, le ultime date dal vivo della cantautrice, prima di un lungo silenzio creativo che la terra’ lontano dai palcoscenico.

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