Campania d’Autore, Martin Rua e “Alba che visse in fondo al mare”

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La rubrica “Campania d’Autore” questa settimana presenta l’ultimo libro del napoletano Martin Rua: “Alba che visse in fondo al mare” scritto per Polidoro, casa editrice anch’essa napoletana le cui pubblicazioni risultano sempre più interessanti e di altissima qualità letteraria.

Martin Rua, studioso di esoterismo e perciò noto fino ad oggi per la sua qualità di scrittore di thriller esoterici, con l’ultimo lavoro ha dismesso i panni del giallista per dedicarsi ad un romanzo d’amore affatto banale. Con una storia affascinante sullo sfondo della magnifica isola di Procida, degnamente celebrata dal Rua nelle sue spiagge, strade, profumi, colori, tradizioni millenarie e segreti, senza trascurare quell’alone di mistero e magia che caratterizzano questo luogo incantato.

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TRAMA

Procida, 1960. Napoleone Lubrano di Scampamorte è uno dei più giovani pescatori della Corricella. Le sue doti immersive sono note in tutta l’isola, tanto da giustificare il suo nome, legato a uno strano pesce che abita le acque del Mar Rosso. Ma Napoleone ha anche un altro talento: la pittura. I suoi quadri, in particolare i suoi ex-voto, sono tra i più apprezzati di Procida e ben presto le sue opere, maturate anche grazie all’apprendistato dall’artista dell’isola, il solitario zio Vastiano, gli conferiscono
il titolo di Caravaggio di Procida. Arte e pesca sono il pane quotidiano di Napò, almeno fino a quando sull’isola non arriva dall’America Alma Scotto di Santillo, la bella figlia italo-giamaicana di un illustre comandante di petroliere. Il loro incontro sconvolgerà per sempre le esistenze dei due che, aiutati dalla magia di Procida dovranno fare i conti con i loro sentimenti, e le possibili conseguenze.

    La storia d’amore narrata nel libro proposto è davvero incantevole, carica di poesia e a tratti commovente, che ha molto della favola pur essendo ancorata alla realtà. La pesca e l’arte qui convergono caratterizzandone i meravigliosi personaggi, che vengono descritti nella loro unicità ed autenticità. Le pagine si susseguono regalando al lettore, oltre a quella dei protagonisti Napò ed Alma, una pluralità di narrazioni che ispirano quelle successive, in un’alternanza di figure importanti che introducono alla conoscenza delle tradizioni dell’isola.

    I due ragazzi protagonisti della storia danno vita ad un amore adolescenziale,  destinato a durare una sola estate, ma che in realtà rimane sospeso per tutta la vita assumendo i tratti dell’amore adulto. Napoleone, questo abile pescatore dedicatosi all’arte grazie all’influenza dello zio Sebastiano – reduce di guerra, depresso
    e spezzato dal dolore di averla vissuta, ma riconosciuto fine pittore – che rivela ben presto uno stile molto simile a quello del Caravaggio, tant’è che assume da questi una sorta di nome d’arte con cui viene identificato sull’isola, sacrifica l’amore per Alma in virtù delle sue radici procidane. Quasi come un nume tutelare dell’isola, afferma che seguire Alma in America gli è impossibile in quanto Procida scomparirebbe.

    Nonostante ciò, sente dentro di sé questo amore travolgente e, alla ragazza in partenza, dedica un emozionante saluto: “…se tu torni, sappi che qui c’è l’amore per te” Alma non può rimanere a Procida, sente che il suo posto è in America, la terra dov’è nata e che è tanto lontana, non solo in termini di distanza geografica, ma anche dai ritmi lenti e niente affatto dinamici, tipici della sua terra al centro del mondo e che le sono propri.

    Attraverso la lettura del libro sarà possibile cogliere l’anima della storia qui solo accennata, perché arricchita dall’autore di altri avvincenti aspetti che aderiscono alla stessa e che caratterizzano l’isola. Come in ogni favola che si rispetti anche qui emerge il ruolo dell’antagonista, rappresentata dalla zia di Napoleone, Donna Regina Assante di Tatisso, che cerca di mettere i bastoni tra le ruote ai due giovani essendo una “Monaca di casa”, una delle bizzoche di Procida che leggeva i “Quadrilli”, piccoli quadri – reliquiari che le donne dell’isola interrogavano per una specie di profezia tutta femminile, una sorta di magia nera.

    “Alma che visse in fondo al mare “ è un libro ricco e gradevole, presenta una narrazione fresca ed immediata, che soddisfa il desiderio di una lettura rilassante da consumare durante le vacanze estive anche grazie ai profumi di Procida, che sembrano evaporare dalle pagine. Alma e Napò vi condurranno tra le pieghe del loro
    amore innocente ed a suo modo eterno, dove l’attesa alimenta la speranza e il ricordo la passione. L’ultima pagina del libro avrà poi un piacevole impatto sul lettore che finalmente apprenderà la vera ragione del titolo in un finale davvero speciale.

     Annamaria Cafaro



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