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‘Il principe’ Cosimo Di Lauro, classe 1973, morto stanotte nel carcere di Opera a 49 anni, era il primo dei 10 figlio del super boss Paolo Di Lauro.
A loro due sono state ispirate le prime serie di Gomorra: Genny Savastano impersonava Genny la cui figura è durata fino alla quinta edizione delle fiction di Sky andata in onda lo scorso inverno. Al padre, meglio noto come Ciruzzo ‘o milionario ( affibiatogli dall’allora boss Luigi Giuliano, da anni pentito) era dedicata la figura di don Pietro Savastano morto poi alla fine della seconda edizione.
Paolo Di Lauro era temuto da tutti e non a caso nella galassia del crimine organizzato di Napoli si era guadagnato un posto di primo piano ben prima di diventare il reggente dell’omonimo clan nel periodo in cui il quartiere di Scampia entro’ nelle cronache internazionali per la cruenta lotta tra cosche legata al controllo di quella che era la piazza di spaccio piu’ grande d’Europa.
Il primo soprannome glielo avevano regalato i cronisti, anche perche’ era il primogenito di Paolo Di Lauro, che aveva creato un impero sullo spaccio di droga grazie ai suoi contatti nella penisola iberica che gli assicuravano fiumi di stupefacenti per alimentare la sua rete di pusher.
Invece il soprannome di ‘The designer don’ era legato alla sua passione di per abiti, accessori e oggetti firmati e vistosi. A lui si ispirarono centinaia di giovani della galassia criminale di Napoli e provincia: il tatuaggio della sua faccia e le sue foto per anni hanno fatto il giro dei social.
Quando Paolo Di Lauro divenne latitante, nel settembre 2002, la gestione della cosca passo’ naturalmente nelle mani di Cosimo, che centralizzo’ sempre di piu’ l’affare droga, uno di quelli piu’ redditizi del gruppo criminale, delegando nelle mani dei capi piazza il commercio al minuto in cambio del pagamento ai Di Lauro di una ‘tassa’. A lui, secondo piu’ di un pentito, si deve anche una epurazione interna, liquidando a colpo di agguati vecchi affiliati e sostituendoli con elementi piu’ giovani e piu’ violenti a lui fedeli.
Cosimo Di Lauro: quella rottura con gli Amato-Pagano che scatenò la faida
Una scelta che scateno’ mugugni e poi, a ottobre 2004, la ribellione di un gruppo legato a Cesare Pagano e Raffaele Amato, elementi di punta dei Di Lauro che diverranno poi noti come scissionisti, e che alla nuova cosca da loro creata portarono in dote i contatti in Spagna per l’approvvigionamento di droga.
Una sfida che nel giro di pochi mesi fece decine di morti a Napoli e che e’ ora nota come prima faida di Scampia, ispiratrice del romanzo di Roberto Saviano ‘Gomorra’ e poi dell’omonima serie. Proprio nella serie, la figura di Genny Savastano sarebbe ispirata a Cosimo Di Lauro. Il boss era stato arrestato il 21 gennaio 2005, nel rione denominato Terzo mondo del quartiere di Secondigliano, altro fortino della criminalita’ organizzata e della famiglia Di Lauro.
Per impedire che fosse ammanettato, contro le forze dell’ordine ci fu anche un lancio di oggetti dai balconi. Nove mesi piu’ tardi venne arrestato anche il padre Paolo, nascosto in una casa poco lontano dall’abitazione di famiglia in via Cupa dell’Arco. Nel febbraio 2008, la condanna a 15 anni di carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso.
Il 13 dicembre 2008 un ergastolo per aver ordinato l’omicidio di Gelsomina Verde, l’ex fidanzata di un affiliato passato dalla parte degli scissionisti, Gennaro Notturno, torturata e uccisa perche’ ne rivelasse il nascondiglio il 21 novembre 2004, il cui corpo venne dato alle fiamme. Di recente, Cosimo Di Lauro era stato condannato, sempre all’ergastolo, per gli omicidi di Raffaele Duro e Salvatore Panico, e di Federico Bizzarro, avvenuti a Mugnano prima della faida del 2004.
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