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Camorra a Scafati: in carcere i nuovi signori del pizzo

Camorra a Scafati: 21 misure cautelari tra cui 13 in carcere e 8 ai domiciliari. Colpiti i gruppi Matrone-Buonocore, Loreto-Ridosso e Cesarano

Camorra a Scafati: l’indagine sulla lotta tra i clan per il controllo degli affari illeciti ha portato oggi all’emissione di 21 misure cautelari.

Atti intimidatori ad attività commerciali per il ‘pizzo’ e il controllo delle territorio a Scafati. E’ questo lo scenario di un’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Salerno che ha portato il gip ad emettere 13 misure cautelari in carcere e altre otto con beneficio dei domiciliari.

I reati ipotizzati sono quelli di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi comuni e da guerra, violenza privata e illecita concorrenza con minacce e violenze, reati tutte gravati delle finalità mafiose. I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti anche in alcuni istituti di pena dove parte degli indagati sono detenuti. I carabinieri, nel notificarli, hanno anche compiuto perquisizioni nei confronti di 11 indagati, destinatari di informazione di garanzia.

L’indagine parte a metà dell’anno 2017, dopo una serie di danneggiamenti a bar, tabaccheria e sale gioco a Scafati Nel clan Buonocore-Matrone, Giuseppe Bonocore, 47 anni, genero di uno storico boss locale, Francesco Matrone, detto Franchino ‘a belva, detenuto 41 bis, dopo essere stato scarcerato a fine 2016, ha riorganizzato la cosca, consolidandola e alleandosi con persone già da tempo orbitanti nel gruppo del suocero, tra cui Ferdinando Cirillo, 61 anni, che per gli inquirenti aveva un’autorevolezza negli ambienti criminali ed è stato il più valido apporto al progetto di Buonocore. 

Il gruppo si è interessato di traffico di armi, del controllo settore delle slot-machine dell’estorsioni sia attraverso il pagamento di tangenti, sia imponendo forniture e servizi, soprattutto le macchine gioco. In questo ambito, è nata la rivalità e anche uno scontro con altri due formazioni preesistenti nell’area, i Loreto-Ridosso e i Cesarano di Castellammare di Stabia, da tempo o influenti sulla scena criminale locale. Così sono nati una serie di attentati con ordini esplosivi rudimentali o spari all’indirizzo di attività commerciali o di abitazioni, come quella proprio di Giuseppe Buonocore, alcuni mai denunciati.

La rivalità con i Cesarano si è affievolita dopo che ne è diventato reggente Vincenzo, cugino di Ferdinando, capoclan storico, nell’aprile 2017. In qualche modo i Cesarano hanno riconosciuto le prerogative territoriali dei Buonocore-Matrone anche grazie all’intermediazione di Cirillo. All’inchiesta hanno contribuito, oltre le intercettazioni ambientali e telefoniche, dichiarazioni di vittime estorsione che hanno denunciato o ammesso quello che accadeva.

Sei sono le estorsioni tentate o consumate riconducibili ai Cesarano a Scafati, Castellammare di Stabia e Pompei, 12 quelle attribuite dagli inquirenti ai Buonocore-Matrone a Scafati (una sola a Santa Maria la Carita’) e 3 quelle ai Loreto- Ridosso. Nel corso dell’inchiesta fermati anche due indagati; perquisizioni; sequestro di due pistole; una bomba carta; materiale per il confezionamento di ordigni e droga; ma anche misure cautelari detentive a carico di sei persone, tra cui Giuseppe Buonocore. Questi interventi, secondo la procura di Salerno, hanno sostanzialmente fermato l’ascesa del clan.

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Pubblicato da
Rosaria Federico

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