La DDA di Napoli che ha iscritto nel registro degli indagati Vincenzo Sibillo e Anna Ingenito, ha ipotizzato per i genitori del baby boss di Forcella Emanuele Sibillo i reati di associazione mafiosa, violenza privata ed estorsione. Lo racconta Fanpage.
Ciò che ha spinto i sostituti procuratori antimafia Urbano Mozzillo e Celeste Carrano a contestare quella tipologia di reati ai genitori di Emanuele Sibilo è la cappella votiva edificata per Es17, diventata meta di pellegrinaggio, denunciata a più riprese dal Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli come simbolo della propaganda camorristica.
Dalla Dda quella cappella, realizzata vicino all’abitazione dei genitori di Sibillo, era ritenuta inequivocabilmente simbolo del potere camorristico di quel gruppo malavitoso legato al clan Contini, a sua volta organizzazione camorristica “blasonata” dell’Alleanza di Secondigliano.
Lo scorso 28 aprile scorso, il busto raffigurante ES17 fu rimossa dalla cappella per opera dei carabinieri.
“Denunciammo a più riprese come la cappella di Sibillo rappresentasse un inno alla malavita e allo strapotere camorristico, chiedendone veemente la rimozione, cosa che poi alla fine ottenemmo. La famiglia del baby boss, assieme al proprio rappresentante legale, avevano difeso con tutte le forze quell’edicola votiva, facendo sottintendere, neanche in maniera troppo velata, che ‘sarebbe potuto accadere qualcosa’ se si fosse rimosso il busto di ES17.
Quindi chiediamo alla Dda di procedere con le indagini per mettere fine per sempre all’apologia camorristica del clan Sibillo e lo stesso discorso va applicato a tutti i clan ed i territori, soprattutto li deve ancora resistono murales ed altarini inneggianti a boss e criminali”, le parole di Borrelli.
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