Italian actress Marisa Laurito arrives for the premiere of 'Sono Gassman! Vittorio re della commedia' during the 13th annual Rome Film Festival, in Rome, Italy, 21 October 2018. The film festival runs from 18 to 28 October. ANSA/CLAUDIO ONORATI

“Bisogna fare i per andare al teatro? Non ho capito, ma chi li paga? La gente che viene a teatro? Già per far venire la gente a teatro è una guerra, se aggiungi il costo del tampone al costo del biglietto, con questa crisi, ma chi ci va a teatro? Non si può pensare che la gente paghi un costo del genere”.

E’ il commento che , direttrice del Teatro di Napoli fa all’Adnkronos a margine della ipotesi palesata dai riaprire i teatri con l’obbligo di fare un tampone non più di 48 ore prima dell’evento.

“I teatri sono senza soldi e i biglietti costano – prosegue – poi c’è una riduzione dei posti perché ovviamente non si possono riempire i teatri. A me piacerebbe sapere chi li paga i corretti? Perché dicono che quelli rapidi oltretutto non sono sicuri. Inoltre per rimettere in piedi un teatro chiuso da un anno ci vuole del tempo. I teatri devono aprire in sicurezza e guadagnare. Per fare tutto questo bisogna saperlo in tempo e bisogna capire chi paga questo tampone.

Se poi lo Stato dice: ‘Siamo noi a pagare i ai teatri’, ne sarei felicissima”.

“Io come direttore del teatro non mi sono fermata mai -racconta la Laurito – ho preferito far lavorare gli attori in streaming per aiutare dando alla Rai, per esempio, lo spettacolo di Roberto De Simone. Ma noi abbiamo degli aiuti – tiene a sottolineare – siamo sovvenzionati, ma i privati che hanno avuto dei ristori senza rendicontazioni come fanno? Questi soldi che dovevano essere distribuiti a manovalanza, tecnici, attori, compagnie ecc senza rendicontazioni che ne sappiamo che fine hanno fatto?”.

“Siamo disperati – conclude – tutto il mondo dello spettacolo, attori, cantanti, musicisti e addetti ai lavori, è fermo da più di un anno. Bisogna riaprire il prima possibile. Noi al Trianon Viviani abbiamo dato lavoro a 350 persone tra attori, musicisti, sarti, tecnici e musicisti. Io ho lavorato come fossi aperta”, conclude.

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