Cinque condanne per esponenti del clan Graziano accusati di racket e minacce a imprenditori del Vallo di Lauro.
Incendiarono due bobcat, minacciarono ripetutamente operai e titolare dell’azienda che si era aggiudicata i lavori di rifacimento della rete fognaria di Domicella, per un importo di oltre 5 milioni di euro, e pretesero una tangente di 100mila euro dal titolare di un’impresa di servizi funebri che gestisce il forno crematorio sempre a Domicella. Ora i figli e il genero del boss Arturo Graziano e altri due affiliati al clan che controlla il Vallo di Lauro sono stati condannati con rito abbreviato dal tribunale di Napoli. Rispondevano di estorsione e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, di incendio doloso e danneggiamento oltre che di minacce aggravate.
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I fratelli Fiore e Salvatore Graziano dovranno scontare 7 anni e 8 mesi di carcere, mentre il genero di Graziano, Antonio Mazzocchi, ex poliziotto poi destituito dopo la strage delle donne del clan Cava del 2002, e’ stato condannato a 7 anni e sei mesi di carcere. Pene piu’ lievi per Domenico Desiderio, condannato a 7 anni, e per Lodovico Rega, condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere. I pm della direzione distrettuale antimafia di Napoli Luigi Landolfi e Simona Rossi avevano chiesto 14 anni di reclusione per i fratelli Graziano, ritenuti i mandanti degli attentati e gia’ detenuti per essere arrestati un anno fa per aver progettato un attentato contro la moglie e il figlio del boss rivale Biagio Cava, morto alcuni anni fa.
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