Camorra: prima condanna all’ergastolo a Benevento
Passera’ alla storia come la prima condanna all’ergastolo emessa dal Tribunale di Benevento per un omicidio di camorra, dettato dalla contesa per l’egemonia sul mercato della droga, quello inflitto a Nicola Fallarino, 37 anni, accusato di essere uno dei responsabili dell’omicidio di Cosimo Nizza (48 anni), ucciso per strada il 27 aprile del 2009 con tre colpi di pistola al capo su una sedia a rotelle, sulla quale la vittima era costretta a vivere in seguito a un incidente stradale.
Un delitto rimasto a lungo irrisolto per il quale e’ arrivata la prima pronuncia firmata dalla Corte di Assise (presidente Pezza, a latere Telaro piu’ i giudici popolari), che ha condannato all’ergastolo Fallarino. La sentenza ha accolto le conclusioni del procuratore aggiunto di Benevento, Giovanni Conzo, che aveva proposto il carcere a vita al termine di una lunga requisitoria nel corso della quale aveva ritenuto provata la responsabilita’ dell’imputato.
Attenzione puntata, in particolare, sulle affermazioni di due collaboratori di giustizia – contestate dalla difesa per inattendibilita’ dei “pentiti” – che avevano sostenuto di aver saputo dell’omicidio, in due diversi carceri, direttamente da Fallarino, e sul contenuto di una intercettazione ambientale durante l’attivita’ investigativa della Squadra Mobile nell’ambito di un’inchiesta antidroga diretta dalla Dda. A inizio dell’udienza, su richiesta del procuratore Conzo, e’ stato osservato un minuto di silenzio in memoria di Luigi Frunzio, procuratore aggiunto a Napoli, morto qualche giorno fa a causa del Covid.
Minacce a un agente al 41-bis: condannato a Cuneo il boss Umberto Onda
Cuneo Una nuova condanna si aggiunge all’ergastolo già in corso di esecuzione per Umberto Onda, ritenuto esponente di spicco della camorra di Torre Annunziata. Il Tribunale di Cuneo gli ha inflitto undici mesi di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, in relazione a un episodio avvenuto nel 2022 durante la sua detenzione nel carcere di Cerialdo. Le minacce nel reparto 41-bis A testimoniare in aula è stato un assistente capo della polizia penitenziaria, protagonista del diverbio con il detenuto nel reparto di 41-bis. Secondo quanto riferito dall’agente, tutto sarebbe nato da un richiamo disciplinare dopo che Onda era stato sorpreso a parlare con altri detenuti. La situazione sarebbe rapidamente degenerata. «Disse che sapeva che sono di Avellino, citando il mio quartiere di provenienza. Aggiunse che sarebbe venuto a prendermi a casa, anche quando fossi stato in pensione», ha dichiarato il testimone. In un’altra circostanza avrebbe aggiunto: «È quando siete in pensione che dovete preoccuparvi di più». Il trasferimento e i precedenti Onda era stato trasferito a Cuneo nel 2022 dopo un periodo di detenzione nel carcere torinese delle…
Dieci anni di violenze e controllo sull’ex compagna: arrestato un 40enne a Benevento
È l’ennesimo episodio di violenza di genere che arriva dalle cronache giudiziarie campane. Un uomo di 40 anni, residente a Benevento, è stato arrestato e posto agli arresti domiciliari con l’accusa di maltrattamenti aggravati nei confronti dell’ex compagna, perseguitata e aggredita per oltre dieci anni. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Benevento, su richiesta della Procura della Repubblica guidata dal procuratore facente funzione Gianfranco Scarfò, al termine di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile. Controllo ossessivo e violenze quotidiane Dalle indagini è emerso un quadro di sopraffazione continua. A partire dal 2016, l’uomo avrebbe sottoposto la compagna convivente a un controllo costante e ossessivo, vigilando su ogni aspetto della sua vita e imponendole una condizione di totale sottomissione, fatta di umiliazioni, offese e aggressioni fisiche. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna viveva in uno stato permanente di paura, vittima di un sistema di possesso e dominio che rendeva la convivenza “penosa e insostenibile”. Aggressioni anche davanti alla figlia minorenne Particolarmente grave il fatto che molte delle violenze sarebbero avvenute alla presenza della figlia…
Scafati, arrestati e subito scarcerati i «coniugi dello spaccio»
Scafati - Nonostante i 76 anni e il regime di sorveglianza speciale che lo inquadra ufficialmente come "spacciatore", Mario Mainenti non avrebbe mai abbandonato il settore del narcotraffico. È quanto emerso dall’ultimo blitz dei Carabinieri della Tenenza di Scafati, che hanno fatto irruzione nell’abitazione dello storico esponente della criminalità locale. Al momento dell’accesso, i militari hanno sorpreso l'anziano boss e la moglie, Fortunata Albano, mentre erano impegnati nel confezionamento di 28 grammi di cocaina. La sostanza, adagiata sul tavolo, era pronta per essere suddivisa in dosi e immessa nel mercato dello spaccio scafatese, una piazza che Mainenti avrebbe continuato a gestire nonostante i precedenti e l'obbligo di soggiorno. Il ruolo di vertice Mainenti è considerato dagli inquirenti una figura di primo piano della mala dell'Agro, un "colonnello" dello spaccio con una carriera criminale lunga decenni. Il suo arresto in flagranza sembrava confermare l'ipotesi investigativa di una piazza di spaccio ancora fiorente e centralizzata sotto la sua direzione. Per i Carabinieri, il ritrovamento dello stupefacente in quelle modalità rappresentava la prova evidente della violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale e della…
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