Una giornata di mobilitazione con un obiettivo chiaro: “No all’assalto al Recovery Fund”.
E’ il punto centrale che ha spinto la CUB ad organizzare decine di presidi nella giornata di oggi davanti alla Prefetture di diverse città e a Montecitorio a Roma.
Centinaia di persone sono scese in piazza a Napoli, Pisa, Catania, Torino, Milano, Pavia, Caserta, Foggia, Palermo, Verona e nella capitale. Un “NO” al governo Draghi anche a tutela di tutte quelle categorie di lavoratori ferme da oltre un anno e senza reddito a causa della pandemia: “Siamo di fronte a un problema serissimo – ha dichiarato Marcello AMENDOLA, Segretario Nazionale della CUB, presente al presidio alla Prefettura di Napoli – oggi qui sono presenti diverse categorie di lavoratori completamente tagliate fuori dal mondo. Sono tutti precari: dagli stagionali del turismo, a coloro che lavorano per le imprese di pulizie, poi quelli del trasporto. Vivono fuori dal mercato del lavoro già da un anno e sicuramente lo saranno fino all’anno prossimo. Ogni tanto qualcuno allunga un bonus pensando che questi lavoratori possano vivere di quello. E’ inaccettabile”.
Il deputato Pd Piero De Luca definisce “gravissime” le affermazioni di Galeazzo Bignami sulle presunte ispezioni nelle amministrazioni comunali di Portici ed Ercolano, chiedendo un immediato chiarimento dal Viminale.
“Servono ammortizzatori sociali seri, veri, degni e un reddito minimo garantito per tutti” ha continuato Marcelo AMENDOLA. La CUB chiede al governo Draghi un deciso cambio di rotta e ha presentato una serie di proposte concrete:
– Un nuovo modello di sviluppo
Oltre 200 ettari confiscati alla camorra nella provincia di Caserta sono stati riconsegnati allo Stato e destinati a un ambizioso progetto di riqualificazione agroalimentare, sostenuto da un investimento di 8,5 milioni di euro.
– Un forte welfare pubblico a partire dagli investimenti nella sanità
– Aumento dei salari e difesa dei diritti del lavoro
– Continuità del reddito in forma universale e dignitosa
– Rilancio della programmazione economica per contrastare il declino industriale
– Sviluppo di una produzione socialmente ed ecologicamente orientata
– Partecipazione e controllo dei lavoratori a tutti i livelli









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