Rider aggredito, oggi interrogati i due maggiorenni. Le mamme dei due 16enni: ‘Siamo distrutte, chiediamo scusa’.

Saranno interrogati stamani davanti al gip i due ventenni arrestati l’altra notte per la rapina ai danni del rider aggredito la notte tra il primo e il 2 gennaio in via Calata Capodichino a Napoli. Si tratta di Michele Spinelli e Vincenzo Zimbetti, ritenuti orbitanti nel clan Di Lauro egemone nel quartiere di Secondigliano. Giovedi’ mattina sara’ invece la volta dei quattro minorenni, tutti destinatari di un decreto di fermo. Anche loro accusati di rapina e di ricettazioni di uno dei motorini usati per la rapina, risultato rapinato l’ultima notte dell’anno nell’area nord di Napoli.

 

“Sono affranta, chiedo perdono e, nei limiti di quanto mi e’ possibile, vorrei riparare al danno che mio figlio ha commesso”. A parlare  e’ Veronica V., 40 anni, la mamma di C.G. uno dei sei ragazzi che lo scorso venerdi’ hanno aggredito e rapinato del motorino il rider 50enne Giovanni Lanciano in via calata Capodichino a Napoli.  “Neanche i ragazzi si sanno spiegare perche’ hanno fatto tutto questo – aggiunge – mio figlio non ha mai commesso un reato. Forse si e’ fatto prendere dalla logica del branco, forse e’ stato un raptus”. 

Il ragazzino, 16 anni, cresciuto senza la figura paterna poiche’ il padre, fino a quando lui ha compiuto 11 anni, ha scontato una pena in carcere, ha abbandonato la scuola al terzo anno di superiori ed e’ andato a lavorare in una salumeria del suo quartiere, la stessa nella quale e’ stato trovato dalle forze dell’ordine il giorno seguente.

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“Mio figlio lavora dalla mattina alla sera – continua la donna – si guadagna il pane onestamente e quando mi chiede di uscire con gli amici io non posso impedirglielo. Lui ha capito bene la gravita’ del suo gesto ed e’ disperato”. Intanto il ragazzo, difeso dall’avvocato Luca Mottola, non si da pace: “Sono distrutto – fa sapere attraverso il legale – non avrei dovuto fare quello che ho fatto. Solo dopo, riflettendo, ho capito che il rider era un uomo che lavora onestamente come me per pochi euro al giorno e fa molti sacrifici per andare avanti”. “Mi auguro che con l’aiuto degli assistenti sociali – conclude la madre – potro’ aiutare mio figlio a costruirsi un futuro migliore”.

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Sulla vicenda è intervenuto anche l’avvocato Carlo Ercolino, difensore dell’altro 16enne coinvolto nella rapina al rider Gianni Lanciano.“La sua famiglia è distrutta, lui è figlio di gente perbene, non di delinquenti. La madre mi ha detto di voler subito chiedere scusa alla vittima di quelle violenze. È stato un episodio assolutamente deprecabile e intollerabile ma, per le modalità con le quali è stato portato a termine, più che a una rapina somiglia a un atto di bullismo, perpetrato dal branco nei confronti di un uomo che a 50 anni, per dare da mangiare alla sua famiglia, si è piegato a fare un lavoro da ragazzino. A loro occhi deve essere sembrato un fallito e forse proprio per questo, complice il contesto e l’ignoranza, hanno deciso di ‘bullizzarlo’, rubandogli, infine, anche lo scooter. Quei ragazzi li conosce solo di vista ed ha ammesso le sue responsabilità ma ribadisco che si è fatto coinvolgere. Lui, e secondo me anche gli altri, non sono rapinatori. Sono le modalità dell’accaduto a dimostrarlo. E’ giusto che paghi ma spero almeno che gli consenta di continuare a studiare”. Il ragazzo infatti frequenta con voti discreti il terzo anno dell’Istituto professionale Vittorio Veneto di Secondigliano. E’ una giovane promessa del calcio. Sognava di andare via da Napoli e nelle prossime settimane sarebbe dovuto andare a sostenere un provino a Isernia. E ora si trova risucchiato in questa incredibile storia di violenza e microcriminalità.


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