Rider aggredito: al momento in stato di fermo solo i 4 minorenni.

Il pubblico ministero del tribunale dei minori di Napoli, Giuseppe Ciccarelli, ha emesso un decreto di fermo per quattro dei sei ragazzi coinvolti nella rapina dello scooter al rider in via Calata Capodichino il 2 gennaio scorso, il cui video ha fatto il giro dei social. Gli altri due identificati e portati in questura  sono  due  maggiorenni e anche per loro a breve potrebbe essere emesso il decreto. Rispondono tutti di concorso in rapina e ricettazione dello scooter che guidava uno di loro, risultato rapinato il giorno prima del ‘colpo’ ai danni del rider. I quattro, due sedicenni e due 17enni sono tutti figli di elementi piu’ o meno di spicco del clan Di Lauro di Secondigliano e al pm hanno raccontato di aver mangiato assieme un panino e poi di essere usciti per un giro. Poi non chiariscono il motivo per il quale hanno rapinato l’uomo, ma si dicono dispiaciuti e pentiti per quello che hanno fatto. Due dei quattro lavorano, uno come garzone di una salumeria e l’altro come falegname. Il fermo e’ stato emesso in quanto gli inquirenti hanno ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di fuga.

Il primo fermato e’ stato individuato e portato davanti al pm per i Minori questa mattina mentre era al lavoro, il secondo poche ore dopo. Sono entrambi di Secondigliano e figli di pregiudicati. Questa mattina sono stati individuati e portati dagli inquirenti anche altri quattro ragazzi, componenti della gang, due minori e due poco piu’ che maggiorenni. Per ora nei loro confronti non sono stati emessi ancora provvedimenti restrittivi.

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Per quanto riguarda i maggiorenni, si stanno ancora valutando gli elementi raccolti a loro carico. L’indagine e’ complessa, anche perche’ il video ha fornito poche tracce per individuare singolarmente le responsabilita’. Gli investigatori hanno anche cercato nelle abitazioni e nei luoghi frequentati dai sei presunti autori del violento pestaggio gli indumenti indossati dalle persone riprese nel video.

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Nel decreto di fermo si insiste sulla “particolare crudeltà” usata dal ‘branco’ nei riguardi di Gianni Lanciato, il rider 50enne vittima dell’aggressione, riferendosi in particolare al fatto di essere passati sulle sue gambe con uno degli scooter usati per la rapina. I sei avevano anche una pistola e un coltello per minacciare le loro vittime. Per i due viene evocato il pericolo di fuga a motivo del provvedimento, oltre ai gravi indizi di colpevolezza a loro carico. La denuncia dell’accaduto era stata fatta da Lanciato il 2 gennaio, aggredito 53 minuti dopo la mezzanotte del primo gennaio mentre effettuava una consegna all’altezza dell’ex deposito bus in via Calata Capodichino.

Una denuncia nella quale il rider era riuscito a fornire qualche dettaglio anche sui mezzi utilizzati dai rapinatori per inseguirlo e fuggire. Il video e’ stato postato in rete il 3 gennaio, mentre erano gia’ iniziate le indagini. Gli investigatori hanno analizzato banche dati, riuscendo a ricostruire il tragitto dello scooter rapinato e quello di uno degli scooter della gang. I due ragazzi sono ora nel Centro di prima accoglienza dei Colli Aminei in attesa di essere sentiti dal gip. Per gli altri potrebbe profilarsi una denuncia dato che non c’e’ la flagranza di reato e potrebbe non essere ravvisato il pericolo di fuga o la gravita’ degli elementi raccolti.

I sei sono entrati in azione con cappucci delle felpe in testa e mascherine nere e sciarpe sul viso, in sella a due scooter (tre giovani per ciascun motociclo). Sono stati i riscontri dei passaggi dei due scooter (uno risultato rubato, l’altro intestato a un pregiudicato per rapina) a consentire agli inquirenti di individuare i responsabili della rapina. I due indagati si sono consegnati alla Polizia dopo essersi riconosciuti nel video che ritraeva la banda di giovani in azione. Davanti agli investigatori della Squadra Mobile e al magistrato della Procura dei Minorenni hanno pero’ riferito versioni dei fatti differenti. Uno dei due minorenni ha confessato solo le circostanze innegabili, affermando di conoscere gli altri componenti la banda. L’altro ha invece smentito questa versione. I due giovani sono stati chiusi dalla Polizia nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei.

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