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Calcio Napoli

Gattuso:’Niente alibi, il Napoli deve riscattarsi’

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“Le sconfitte contro Az e Sassuolo ci devono bruciare: la squadra e’ viva e ha qualita’, non dobbiamo pensare a quello che dicono gli altri”.

Gennario Gattuso chiede al Napoli di rialzare la testa dopo le ultime performance non esaltanti: domani, per il Gruppo F di Europa League, i partenopei saranno di scena sul campo dei croati del Rijeka (ore 18.55). “Non sara’ una partita facile – ammette il mister degli azzurri a Sky Sport – Contro la Real Sociedad ha segnato al 92°, ci attende un impegno difficile. Noi, pero’, non dobbiamo avere alibi, pensando magari che ci stanno togliendo qualcosa: dobbiamo invece pensare a sbagliare il meno possibile”. ‘Ringhio’ si sofferma poi su qualche singolo che non sta brillando: “Osimhen? Ha gia’ dimostrato di essere forte, deve stare tranquillo, soprattutto nei faccia a faccia con gli avversari e nelle proteste con gli arbitri”.

 

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Calcio

Maradona,Tacconi e quel gol-show: ‘Onore averlo subito’

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La pioggia battente, il campo allagato, 80 mila ombrelli aperti, le immagini rese opache dall’oscurita’ che avvolge lo stadio San Paolo. Il pallone e’ poggiato su un punto leggermente spostato sulla destra all’interno dell’area della Juventus, a una decina di metri dalla porta difesa da Stefano Tacconi. Diego Maradona fa ampi gesti con le braccia, come se la barriera dei bianconeri volesse posizionarla lui e non l’estremo difensore. Il centrocampista Eraldo Pecci, con la maglia numero 8, ha il piede sul pallone e lo tocca appena, poi Diego disegna una parabola che definire velenosa e’ perfino riduttivo. Tacconi tocca la sfera, che carambola beffardamente alle sue spalle. E’ il 3 novembre 1985 e l’ex portiere della Juve, al telefono con l’ANSA, ammette che “quello e’ stato il secondo gol piu’ bello della storia che Diego ha segnato”. “Un gol impossibile – racconta Tacconi – e, se lo avessi parato, probabilmente mi avrebbero dato una medaglia. A parte tutto, e’ un onore aver preso gol da Diego Maradona, non la considero una sconfitta personale come portiere. Quando prendi gol da certi campioni, puoi anche ricordarlo per tutta la vita e puoi raccontarlo ai nipoti. Mica hai preso gol da Cinciripini…”. Tacconi “ancora oggi” si chiede “come possa aver fatto a disegnare quella traiettoria. Era un gol impossibile, per il semplice motivo che la barriera era vicinissima; si trattava di una punizione indiretta, da dentro l’area, io non vedevo il pallone, mi feci guidare dall’istinto, ma lui aveva gia’ previsto dove sarebbe andata a finire quella traiettoria. Un vero colpo di genio”. Tacconi ricorda Maradona in campo come “uno tranquillo, consapevole della propria forza e del fatto che, qualche ‘tacchettata’, l’avrebbe presa. Ultimamente camminava male, probabilmente anche per tutti i calci che aveva preso dai difensori avversari”. Tacconi ricorda, con un episodio, il Maradona fuori dal campo. “Organizzai – dice – un’amichevole di beneficenza, lui venne a spese sue e porto’ l’Argentina campione del mondo in carica. Raccogliemmo 130 milioni di vecchie lire da destinare agli ospedali italiani e argentini che curavano i bambini malati di tumore. Diego era cosi'”. Anche per l’ex portiere della Juve, Maradona “per quello che ci ha fatto vedere, e’ da considerare il piu’ grande, ma non puo’ essere paragonato a Pele’, o a Messi o a Cristiano Ronaldo, che fanno parte di un calcio moderno”. “Diego – conclude Tacconi – puo’ essere considerato eterno. Ripeto: e’ stato un onore aver preso gol da lui, perche’ i suoi erano di qualita’, griffati. E poi, a quei tempi, le sfide fra Napoli e Juve erano davvero particolari, non certo partite come tutte le altre”.

 

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Calcio

Maradona in cella per un concerto della Carrà. Aveva 18 anni

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Maradona Carrà

Maradona in cella per colpa di Raffaella Carrà, il singolare evento che sancì una lunga e sincera amicizia.

“Un essere fantasioso, un artista in ogni aspetto della vita, un amico con il quale succedevano solo cose strane. Gli voglio tanto bene. Se ne è andato troppo presto”, ricorda l’icona dello spettacolo Raffaelle Carrà in una intervista rilasciata a Il Messaggero.

“L’ho conosciuto in Italia quando lo invitavo ai miei programmi – spiega la Carrà – ma la prima volta è venuto lui da me ed è pure finito in prigione. Io cantavo in una grande arena a Buenos Aires. Era il 1979. Lui avrà avuto 18 anni. L’arena era piena, non c’era più posto, ma lui tentò comunque di entrare per ascoltarmi.
Disse ai poliziotti: ‘Non sapete chi sono io’. Lessi questa storia il giorno dopo sul Clarin. Per colpa mia Diego aveva passato una notte in guardina. Dopo questo episodio – continua – l’ho praticamente inseguito.
Una volta ero a Madrid per un’asta e avrei voluto proporre anche una sua maglietta. Ma Diego non volle mandarmela. Quando ormai stavo per partire però me lo ritrovai nella hall dell’hotel. Arrivò e mi disse: ‘Non ti ho voluto mandare la maglietta, te l’ho portata io’. Facemmo pace, cenammo insieme e lo invitai al programma Hola, Raffaella. Lui venne con piacere e portò la famiglia”.

Inevitabile il ricordo della preparazione di Sanremo 2001: “Minà mi disse che Diego era a Sanremo. Mangiammo insieme e lui mi confessò che voleva presentare il Festival con me e cantare una canzone. Io, lucidamente, gli dissi che non era il caso. Era il periodo in cui aveva problemi con l’Agenzia delle entrate. Ti portano via tutto, ti fai del male, gli dissi per il suo bene e penso di averlo salvato da una pessima figura sulla stampa italiana”.

“Da molto non ci sentivamo, a fine ottobre un amico dalla Spagna mi ha chiesto se volevo inviargli un video per il suo compleanno. Di solito non mi piace fare queste cose, ma per lui l’ho fatto. Ho indossato la maglietta dell’Argentina che lui mi aveva regalato e gli ho mandato gli auguri”.

Leggi anche https://www.cronachedellacampania.it/2020/11/maradona-sul-web-foto-diego-morto-il-legale-il-responsabile-paghera/

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