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Acerra

‘Ti amerò oltre le nuvole’, il commovente messaggio di Ciro alla sua Maria Paola

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ciro ti amerò oltre le nuvole


‘Ti amerò oltre le nuvole’, è parte del commovente messaggio di Ciro a Maria Paola che compare su un cartello corredato alcune foto che compare sulla chiesa al parco Verde a Caivano dove si stanno svolgendo i funerali della ragazza morta mentre veniva inseguita dal fratello che non accettava la sua relazione con Ciro un ragazzo trans.

 

E proprio quest’ultimo l’autore della frase riportata sul cartello affisso da due ragazze, che subito dopo sono andate via. “Correvamo soltanto verso la nostra libertà – si legge sul cartello – o almeno credevamo di farlo. Verso la nostra piccola ma grande felicità. Ovunque sarai il mio cuore sarà lì con te. Ti amerò oltre le nuvole. Dal tuo grande amore Ciro”. Sul cartello sono state incollate anche 4 foto, selfie di Ciro e Maria Paola, ed è stato disegnato un cuore con all’interno la scritta “Ciro e Paola per sempre”.

C’è anche il nome di Michele Gaglione tra quelli dei parenti che, sul manifesto funebre affisso all’entrata della chiesa di San Paolo apostolo nel Parco Verde di Caivano, annunciano la morte di Maria Paola, la ragazza deceduta nella notte tra venerdì e sabato dopo essere caduta dallo scooter sul quale viaggiava con il compagno Ciro Migliore, ragazzo trans. A inseguirli era proprio il fratello di Maria Paola, Michele, arrestato con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

 

Ciro ha potuto vedere per l’ultima volta la sua amata. Ha reso omaggio alla salma della giovane, prima che il feretro giungesse a Caivano, dove avranno luogo i funerali. Ciro ha ottenuto il permesso della Procura ed è stato scortato dalla polizia.

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“Ci siamo conosciuti quando avevamo 15 anni, un anno dopo ci siamo fidanzati – racconta durante l’intervista a Tv8 – ci guardavamo dal balcone di casa. E’ stato il mio primo e più grande amore. E non lo dimenticherò mai. Il nostro sogno era avere una casa insieme”. Sul perché questo amore veniva così osteggiato, Ciro non ha dubbi: “Non capiscono cos’è l’amore. Secondo loro eravamo due donne senza un futuro davanti a noi. Per questo non volevano che ci amassimo. Paola, invece, si è innamorata di me per quello che sono. All’inizio ci vedevamo di nascosto, la sua famiglia non mi aveva accettato. A chi si trova in situazioni simili, dico di combattere sempre per la propria vita e per il proprio amore”.

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Acerra

Il boss Mariniello ucciso per un prestito usuraio non pagato: 5 arresti

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Mariniello ucciso prestito usuraio
foto da sala stampa carabinieri napoli
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Il boss Mariniello ucciso per un prestito usuraio non pagato: 5 arresti.

Nella mattinata odierna i militari del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna  hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 5 indagati (3 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) poiché gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere, usura, estorsione e detenzione illegale di armi da fuoco, reati aggravati dalle modalità mafiose.
L’indagine, condotta dal citato Nucleo Investigativo e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, è stata avviata a seguito dell’omicidio di Mariniello Vincenzo, alias “o’ cammurristiello”, capo dell’omonimo clan, operante in Acerra e comuni limitrofi, avvenuto ad Acerra il 17 febbraio 2019, i cui autori ad oggi non sono stati individuati.
Nel corso delle investigazioni:

– sono stati identificati il vertice e i collaboratori di un gruppo criminale dedito principalmente all’usura, nonché alcune delle vittime di usura/estorsione, tra cui due artigiani. Inoltre, è stato accertato il tasso usuraio applicato dal sodalizio, che variava dall’8% al 120% mensile;
– è emerso che lo stesso Mariniello Vincenzo era stato fruitore di un prestito da parte di uno suo sodale, arrestato con l’operazione odierna, a seguito del quale ne sarebbero derivate frizioni interne al clan;
– si è documentato che il suocero del citato capo clan e un esponente di spicco del clan Di Buono di Acerra avevano la disponibilità di due pistole

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