Protesta degli agenti penitenziari davanti alla sede nazionale del Dap

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E’ in corso davanti al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, una manifestazione della polizia penitenziaria per chiedere piu’ tutele e garanzie. Alla protesta, organizzata dal Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) partecipa anche una delegazione del carcere di S.Maria Capua Vetere, dove nelle scorse settimane c’erano state tensioni per la notifica di atti giudiziari consegnati per strada a diverse decine di poliziotti in servizio nel penitenziario.

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E il primo luglio ne seguira’ una nuova sotto le finestre del ministro della Giustizia “sempre piu’ lontano dalla sua polizia penitenziaria”. “Vogliamo denunciare da un lato le costanti gravi violenze contro i poliziotti delle carceri italiane, sempre piu’ frequentemente aggrediti e da detenuti che evidentemente pensano di godere di una sorta di impunita’ e dall’altro la mancata assunzione di provvedimenti del DAP e del Ministero della Giustizia a tutela degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.”

“Gli eventi critici contro gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria sono aumentati in maniera spaventosa- denuncia il sindacato – Siamo passati dalle 378 aggressioni agli Agenti del primo semestre 2019 alle 502 del successivo semestre. Senza dimenticare le recenti rivolte in oltre trenta strutture detentive sull’intero territorio nazionale, con circa 60 poliziotti penitenziari feriti e contusi, 13 detenuti morti per abuso di farmaci (9 a Modena e 4 a Rieti)”.

Spiega il segretario generale della Sappe, Donato Capece: “Dopo il sit-in davanti al carcere di Santa Maria Capua Vetere, siamo oggi davanti alla sede del Dap e saremo mercoledì 1 luglio sotto le finestre del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per denunciare da un lato le costanti gravi violenze contro i poliziotti delle carceri italiane, sempre più frequentemente aggrediti, minacciati, feriti, contusi e colpiti con calci e pugni da detenuti che evidentemente pensano di godere di una sorta di impunità per il loro comportamento aggressivo che mina sistematicamente l’ordine e la sicurezza interna, e dall’altro la mancata assunzione di provvedimenti del Dap e del Ministero della Giustizia a tutela degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.”

Alla data del 31 maggio scorso, erano detenute in carcere 53.387 detenuti rispetto alla capienza regolamentare di poco meno di 50mila posti. Gli stranieri ristretti nelle nostre carceri sono 17.572 (il 32,91%). Ben 102.604 i soggetti seguiti dagli Uffici di esecuzione penale esterna, 1.348 i minorenni e giovani adulti presenti nei servizi residenziali e 13.279 quelli in carico ai servizi della Giustizia minorile.

“Gli eventi critici contro gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria sono aumentati in maniera spaventosa”, prosegue Capece. “Siamo passati dalle 378 aggressioni agli Agenti del primo semestre 2019 ai 502 del successivo semestre, dai 737 ai 1.119 telefonini rinvenuti e sequestrati ai detenuti, dalle 477 minacce-violenze-ingiurie alle 546, dalle 3.819 alle 4.179 manifestazioni di protesta. Senza dimenticare le recenti rivolte in oltre trenta strutture detentive sull’intero territorio nazionale, con circa 60 poliziotti penitenziari feriti e contusi, 13 detenuti morti per abuso di farmaci (9 a Modena e 4 a Rieti), interi Reparti detentivi devastati, incendiati e distrutti, Agenti sequestrati, maxi evasioni, fuoco e fiamme un po’ ovunque. E tutto questo in assenza di provvedimenti utili a garantire la sicurezza e l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria”.

Per il Sappe anche il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha gravi responsabilità e per questo il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria sotto l’ufficio del Guardasigilli mercoledì 1 luglio 2020: “Il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è sempre più distante dalla ‘sua’ forza di Polizia”, la Polizia Penitenziaria. Non ha speso una parola per i colleghi di S.Maria Capua Vetere, non ha speso una parola per stigmatizzare le continue violenze in danno dei poliziotti, non ha indicato una soluzione concreta per fermare questa spirale di violenza: anzi, sembra che le proposte per rivedere i circuiti e le norme dell’ordinamento penitenziario, a partire dalla vigilanza dinamica delle carceri che è alla base di tutta questa violenza inaccettabile, siano state abbandonate in qualche cassetto polveroso del Ministero. Ma un Guardasigilli non può occuparsi solo di anti-corruzione e prescrizione…”.

E sulla anomala notifica di atti giudiziari – consegnati per strada! – a diverse decine di poliziotti in servizio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere per presunte violenze a detenuti, Capece afferma: “Ripeto quel che ho già detto: non entro nel merito delle accuse formulate ad alcuni appartenenti al Corpo. Ma, ferma restando la garanzia costituzionale della presunzione di innocenza, dico che èinaccettabile questo clima di violenza e sospetto contro la Polizia Penitenziaria, alimentato dai tanti che soffrono di strabismo quando parlano di garanzie…”.

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