Giornalista, politico, imprenditore. Ha fatto sempre un po’ di tutto Sergio De Gregorio, 60 anni il prossimo settembre, arrestato oggi per estorsione, riciclaggio e antiriciclaggio.
Il gip, che lo ha spedito in carcere, lo ha bollato come “un uomo dalla eccezionale caratura criminale” e, in effetti, a partire dal 2007, prima cioe’ di fare il senatore del Pdl, ultima esperienza da parlamentare, sono fioccate sul suo conto numerose inchieste giudiziarie, tra Napoli e Roma. E’ diventato celebre il 24 gennaio del 2008 quando ha votato la sfiducia contro il secondo governo Prodi, contribuendo a farlo cadere. Ma la sua parabola discendente e’ cominciata cinque anni dopo quando ha candidamente ammesso ai giornalisti di aver preso soldi cash (3 milioni) da Silvio Berlusconi (che ha sempre negato la circostanza) per passare da Italia dei Valori, che faceva parte dello schieramento di centrosinistra che tra il 2006 e il 2008 sosteneva Prodi, a Forza Italia. Da li’ ha preso il via l’inchiesta sulla compravendita dei parlamentari, dalla quale De Gregorio e’ uscito nell’ottobre del 2013 patteggiando una pena a 20 mesi di reclusione e mandando a processo lo stesso Cav e il giornalista-imprenditore Valter Lavitola, il primo nella veste di corruttore, il secondo in quella di intermediario del ‘pactum sceleris’. La sentenza di primo grado, che condanno’ Berlusconi e l’ex direttore de L’Avanti a 3 anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, oltre a stabilire un risarcimento per il Senato della Repubblica, venne pronunciata l’8 luglio 2015 dai giudici napoletani. In appello, il 20 aprile dello scorso anno, la corte partenopea dichiaro’ l’intervenuta prescrizione del reato per entrambi gli imputati.
Decisione poi confermata il 2 luglio del 2018 dalla Cassazione che, nonostante l’esito, defini’ le dichiarazioni di De Gregorio “connotate da credibilita’ nel loro nucleo essenziale”. Anche la Suprema Corte valuto’ l’ex senatore oggi in carcere come “un esponente politico spregiudicato, capace di attirare consenso al punto da farsi eleggere nelle file del centrosinistra, nonostante un passato che lo legava al centrodestra e comunque effettivamente inserito nelle vicende narrate, in contatto con i suoi protagonisti e in grado di interloquire con essi con le modalita’ da lui specificamente indicate”. “Ho preso due milioni di euro in nero, l’ho gia’ detto ai magistrati di Napoli. Ho commesso un reato”, racconto’ l’ex parlamentare ai giornalisti l’11 marzo del 2013 dopo un interrogatorio a Roma. “Sul perche’ me li abbiano dati in nero me lo sono chiesto anch’io – aggiunse – se me li avessero dati in maniera trasparente li avrei dichiarati come ho dichiarato un milione di euro alla Camera e sarei stato nella legge. Ho accettato un pagamento in nero, ho sbagliato e l’ho confessato al magistrato. Il governo Prodi sarebbe caduto comunque. Magari lo abbiamo aiutato ad andare a casa”. Al processo napoletano contro Berlusconi e Lavitola, De Gregorio fu meno cinico: “Far cadere il Governo di Romano Prodi comprando senatori e’ stata la peggiore vicenda di malcostume politico della storia dell’Italia repubblicana di cui sono stato tra i promotori”
Sarri e il saltato trasferimento al Milan: “Senza il no di Berlusconi non sarei mai andato al Napoli”
Maurizio Sarri, nel corso di un evento elettorale per l'elezione del sindaco del suo paese, Matassino, in Toscana, ha espresso parole di profonda stima nei confronti di Arrigo Sacchi e raccontato un aneddoto sul suo passato, di quando sarebbe dovuto andare al Milan nel periodo che lo portò poi sulla panchina del Napoli. "Arrigo, con cui c'è un rapporto di stima reciproca, è forse uno dei pochi che ha cambiato il Calcio.Se si dovesse scrivere la storia del Calcio nell'ultimo secolo, direi che c’è un prima Sacchi e un dopo Sacchi", ha affermato Sarri, riflettendo sul profondo impatto che Sacchi ha avuto nel panorama calcistico mondiale.
Parlando del suo percorso, Sarri ha condiviso un aneddoto significativo riguardante la sua esperienza passata: "A me ha dato una mano il direttore generale del Milan dicendomi che ero il loro nuovo allenatore.Poi saltò tutto, ma non me ne pento", ha raccontato.
L'imprenditore Marco Di Nunzio, residente in Colombia, è sotto inchiesta da parte della procura di Milano per falsificazione di un testamento, a seguito di una segnalazione dell'ambasciata italiana a Bogotà nel giugno del 2023. Di Nunzio sostiene di essere uno degli eredi di Silvio Berlusconi, basandosi su un presunto testamento non olografo firmato a Cartagena…
Un testamento speciale, non olografo, con la firma di Silvio Berlusconi, sottoscritto in Colombia il 21 settembre 2021, è stato depositato e pubblicato dall'imprenditore torinese 55enne Marco Di Nunzio presso uno studio notarile di Napoli il 3 ottobre. Lo rende noto il procuratore generale di Di Nunzio, l'avvocato Erich Grimaldi. L'imprenditore piemontese, che vive in…
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