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Da anni circola in ambito informatico una di quelle leggende metropolitane in grado di diffondersi in maniera (è proprio il caso di dirlo) virale lungo le autostrade telematiche, utilizzando come mezzo di riproduzione e al tempo stesso cassa di risonanza forum, social network, talvolta persino siti autorevoli. La leggenda in questione vorrebbe i PC che montano sistemi operativi Microsoft o affini tenuti perennemente sotto assedio da virus e malware, mentre i Mac e gli altri dispositivi Apple risulterebbero pressoché “vergini” da questo punto di vista. Una visione oltremodo distorta, perché il mondo dell’hacking e del phishing è talmente intraprendente da trovarsi spesso una spanna avanti a chi opera in ambito informatico all’interno della legalità.

Così, anche i Mac possono vantare i loro bravi nemici, sotto forma di virus che attentano alla salute dei computer e soprattutto dei sistemi operativi – o parti di questi ultimi – installati su di essi. È altresì vero che, su un piano percentuale, gli attentati informatici alla salute dei PC sono ancora in netta superiorità rispetto a quelli dei terminali Apple. Tuttavia, questo aspetto non deve indurre i possessori di Mac a dormire tra due guanciali. I prodotti Apple, infatti, agli occhi di un hacker appaiono come dispositivi d’élite, proprio in virtù della loro “schermatura” nei confronti degli agenti esterni indesiderati; e ciò li rende molto più appetibili, perché rappresentano una sfida più impervia e dunque più affascinante. Inoltre, è convinzione diffusa che i proprietari di Mac siano mediamente più benestanti di quelli di PC, e che pertanto possano nascondere nei loro terminali dati molto più preziosi, incentivando le operazioni di phishing.

Il risultato di ciò è un aumento esponenziale della presenza di virus e malware in ambienti Mac. Dunque, se i PC mantengono salda la loro poco onorevole leadership a riguardo su un piano meramente quantitativo, i Mac fanno registrare un trend di crescita nettamente superiore: ben il 60% in più nel 2019 rispetto al 2018. E già questo è un dato in grado di radere al suolo ogni mitologia inerente i Mac come dispositivi virus free: essi possono essere infettati come qualsiasi altro computer. Anzi, dati alla mano anche di più.

Di qui, la necessità di difendersi al di là degli strumenti (comunque preziosi) che Apple mette regolarmente a disposizione dei suoi clienti sotto forma di aggiornamenti di sicurezza. Come hanno capito molte software house operanti nel settore, essi potrebbero non bastare. Il successo di tool di pulizia e ripristino delle funzionalità di un Mac prodotti da aziende terze, come l’ormai celebre CleanMyMac X, si spiega anche così.

D’altronde, quello tra produttori di software e “untori” telematici è un braccio di ferro destinato a protrarsi all’infinito. E al di là delle precauzioni e delle contromisure messe a disposizione del mercato, la difesa più efficace rimane sempre una cura costante del proprio apparecchio. Il che significa: monitoraggio continuo di plug-in, applicazioni, file e programmi, al fine di individuare quelli sospetti e sconosciuti, ed eventualmente rimuoverli. Ma anche installazione puntuale degli aggiornamenti forniti dalla casa madre: si tratta infatti del primo, e spesso più efficace, “vaccino” contro ogni genere di virus informatico.


Di Redazione

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