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Serie A

Calcio, Dybala: ‘Su taglio stipendi non tutti erano d’accordo’

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“Chiellini è il nostro capitano e ha parlato con il presidente. Ci chiedeva aiuto ovviamente. Si parlava di quello che stava succedendo, perché la società in questo momento non ha entrate. Da un anno o due il club è quotato in Borsa e ha cambiato il suo modo di lavorare.Il capitano ci ha parlato presentandoci la possibilità di aiutare la società in qualche maniera. Poi il nostro capitano e il presidente hanno firmato un comunicao che poi la società ha pubblicato, dicendo che ci congelavamo parte del nostro contratto per aiutare i club”. Così l’attaccante della Juventus, Paulo Dybala, attraverso il canale social AFA Play della federazione argentina, commenta la vicenda del taglio degli stipendi del club bianconero. “Nella chat c’erano opinioni diverse. Ad alcuni ad esempio mancavano una o due partite per raggiungere un bonus legato alle presenze.
Dunque cominciavano a sorgere idee differenti da parte di ognuno e non era semplice trovare un accordo. Abbiamo parlato un po’ tra i giocatori che sono in squadra da più anni tenendo presenti le posizioni dei diversi gruppi di persone che erano in situazioni simili e siamo arrivati alla conclusione che questa fosse la cosa migliore, perché non si sapeva cosa sarebbe successo nei giorni successivi, se si sarebbe tornato a giocare o no. Così questo accordo che varrà finché non si saprà cosa accadrà”, ha concluso.

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Calcio

Allenamenti in serie A ancora senza pallone: Il Cts decide domani

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Solo corsa e niente pallone, nemmeno per il torello. Le squadre di Serie A che si stavano preparando a passare dagli allenamenti individuali a quelli a gruppetti inserendo il pallone, hanno dovuto cambiare i piani.

 

Tutto come prima, la settimana inizierà come è finita, perché il Comitato tecnico scientifico del Governo non ha validato ancora le linee guida per gli sport di squadra del 12 maggio. Il protocollo,  verrà probabilmente approvato domani e la Lega Serie A ha proposto delle integrazioni – maggiori test anti-covid e, secondo le indicazioni de presidente della Fmsi, Maurizio Casasco, sui controlli antidoping relativi – che la Figc ha già inoltrato al ministero. Il calcio spera cosi’ di ottenere il ‘si” agli allenamenti in gruppo senza l’obbligo del ritiro, una soluzione che gran parte dei club ritiene logisticamente impraticabile. In sostanza la fase 2 non decolla ancora, e la ripresa del campionato il 13 giugno resta al momento tutt’altro che certa.

Dal governo spiegano che l’ok del Cts al protocollo e’ slittato solo di 24 ore per un intoppo, legato al concitato fine settimana in cui gli scienziati sono stati impegnati nella definizione delle linee guida per la ripresa degli altri settori dell’economia italiana. Il Cts, viene assicurato, opererà con la massima collaborazione, ma tenendo fermo il principio di responsabilità espresso dal premier Giuseppe Conte quando ha spiegato che “è necessario si realizzino le condizioni per una ripresa in massima sicurezza”. Per il Governo quelle condizioni non ci sono ancora e non c’è una data per il nuovo calcio d’inizio. In Lega aspettano. Sull’applicazione del protocollo hanno forti perplessità sia i club sia i calciatori. allenamenti, per pensare poi a quello per le partite.

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Serie A

Calcio – lo stop sarebbe un gran disastro

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“Ma sappiamo che il calcio dà da vivere a 370mila persone, se si ferma sarà il fallimento per tanti e l’Italia perderà pezzi di storia non solo sportiva. Sarà un disastro sociale. Fermarsi adesso vuol dire, quasi certamente, non ripartire neanche a settembre: molti mesi di inattività sarebbero allucinanti”. E’ la fotografia scattata dal direttore sportivo della Lazio, Igli Tare, che in una intervista a ‘Repubblica’ mette in guardia dai rischi per il movimento calcistico in caso di stop della stagione per l’emergenza coronavirus. “Non posso pensare che il signor Spadafora sia così irresponsabile da farlo apposta, ma di certo esistono governi in Europa che vogliono aiutare il calcio: la Germania, la Spagna, l’Inghilterra. In Italia non è così, e neppure in Francia dove hanno bloccato tutto in via definitiva: e io penso che il governo francese perderà molte cause civili con i club. Evitiamo un’estate in tribunale anche noi. Ci stanno prendendo in giro, queste continue complicazioni sono ridicole. Siano più chiari, oppure le conseguenze si riveleranno enormi: economiche, sociali, sportive e psichiche”, prosegue il dirigente biancoceleste. “La gente è in sofferenza nervosa e il calcio è terapeutico. Ne abbiamo bisogno in tanti. Il pallone può essere il segno della vita che ricomincia davvero -aggiunge Tare-. Il protocollo sanitario tedesco il migliore? Senza dubbio. Controlli a tappeto e se c’è un positivo si isola lui, non l’intero gruppo. Si gioca, e se poi qualcuno decide di tornare a casa può farlo, ma pagando di tasca propria i test settimanali per sé e i suoi famigliari. Alla Lazio, dopo gli esami sierologici siamo risultati tutti negativi e nessun giocatore si è mai allontanato da Roma”.

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Serie A

Balotelli: ‘Lockdown? Non so se stoppo più un pallone’

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“Se mi passi un pallone non so se riesco a stopparlo, sono due mesi che non ne tocco uno”. In diretta Instagram con l’ex compagno (In C nel Lumezzane, nel Milan e poi in nazionale) Alessandro Matri, Mario Balotelli racconta la sua vita ai tempi del lockdown: “Le ultime due settimane stavo sclerando, poi ero anche da solo – dice ancora Balotelli -: la figlia ce l’ho a Napoli, il figlio a Zurigo, mia mamma ha una certa eta’, i fratelli sono in quarantena con i figli, e sono rimasto da solo. Era pesante”. Matri gli chiede cosa mangiasse, e Balotelli risponde cosi’: “non sono ingrassato, per fortuna. I primi tre giorni ho mangiato cartone e pezzi di muro, non so cucinare. Poi ordinavo da fuori per fortuna”. Quanto agli allenamenti in casa, ‘Supermario’ confessa di essere andato “anche un po’ contro legge: attorno a casa dove c’e’ il parchetto andavo a fare qualche allungo. Se non hai un tapis-roulant e’ impossibile”.

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