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“Pronto… don Peppino?”, iniziativa del parroco di Scafati in emergenza Coronavirus: parlerà a telefono con i fedeli

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La Chiesa ai tempi del Coronavirus è anche ingegno per stare vicini – ma a distanza – con chi ha bisogno. Chiese chiuse, nessun incontro con i fedeli e allora bisogna trovare un rimedio. Quello escogitato da don Peppino De Luca, il della chiesa di San Francesco di Paola di , è semplice ma geniale. Si sarà detto ‘se i parrocchiani non possono venire in chiesa e io non posso andare da loro un metodo c’è: il telefono’, anche perchè i più anziani sono meno avvezzi ai metodi moderni di divulgazione. E così via social ha lanciato il suo slogan ‘Pronto … don Peppino?’. La foto di Peppone e don Camillo (in questo caso don Peppino e Camillo, si potrebbe sottilizzare) è un invito a leggere il suo messaggio: “Buonasera! Domani mi rendo disponibile per ascoltarvi. La confessione non è possibile via telefono… ma desidero ascoltare sopratutto le persone anziane e più sole. Aiutatemi a mettermi in contatto con loro! Dio vi benedica!”. Sicuro dell’effetto che sui social susciterà il suo messaggio, il parroco invita chi desidera parlare e si sente solo o ha bisogno di una parola di conforto, a chiamarlo. A farsi portavoce saranno i più giovani, quelli che sui social ci sono, e che potranno veicolare la comunicazione a chi desidera scambiare due parole, un saluto, con il prete. L’appuntamento telefonico è per domani, venerdì 13 marzo, dalle 15 alle 18. C’è chi porta in giro statue di santi e madonne e prega con i megafoni e chi, come don Peppino, ha scelto di fare una cosa semplice quanto geniale: parlare con i suoi parrocchiani a telefono!
Ma chi ha imparato a conoscere don Peppino sa che non è nuovo ad iniziative particolari e anche a battaglie civili. Stamane dal suo profilo Facebook aveva lanciato un altro appello importante per i senza tetto. Il parroco che ha istituito ‘La casa di Francesco’ per accogliere poveri e bisognosi, l’ho ha fatto ancora una volta con quel pizzico di ironia che non guasta e l’incipit del post è tutto dire: ‘Scusatemi… m’agg sfugà!’ e poi giù con la richiesta: “Mentre decidiamo cosa mangiare a pranzo e cena, mentre ci organizziamo per andare a comprare le sigarette, mentre ci lamentiamo che dobbiamo stare chiusi in casa… pensiamo a chi una casa NON CE L’HA!
Sono a decine le telefonate che arrivano a “La Casa di Francesco” da ogni parte per chiedere ospitalità, ma la nostra struttura è piccola e stiamo limitando al massimo le presenze per garantire le precauzioni necessarie. Stiamo dando dei “buoni per il panino” per evitare la sosta negli ambienti comuni, garantendo al massimo la pulizia! Ma mi domando quando ci sveglieremo da questo si “salvi chi può”!
Il mio appello accorato alle istituzioni, alle famiglie, a coloro che dispongono di immobili dismessi, ai miei confratelli (se non sono troppo occupati con le dirette), alle case religiose: il Signore non ci ascolterà se non impareremo ad ascoltare!”. Come non dargli torto. (r.f.)

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Scoperto coronavirus in Cina ‘vivo’ in alimenti congelati

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Scoperto coronavirus in Cina ‘vivo’ in alimenti congelati. Caso collegato a nuovo focolaio a Qingdao.

 

Le autorità sanitarie cinesi che indagano su un recente focolario di Covid-19 affermano di aver scoperto il coronavirus vivo sulle confezioni di alimenti congelati, una scoperta che suggerisce che il virus può sopravvivere nelle catene di approvvigionamento del freddo. Sabato il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) ha dichiarato di aver trovato tracce di Covid-19 vivo sull’imballaggio esterno del merluzzo congelato nella città costiera orientale di Qingdao, e sarebbe la prima volta che il coronavirus vivo viene rilevato all’esterno delle confezioni di merci surgelate. I ricercatori stavano indagando sulla fonte di un recente focolaio di casi collegati a un ospedale di Qingdao.

Tracce genetiche sono state precedentemente trovate in campioni di alimenti congelati, ma nessun virus vivente è stato isolato prima. “È stato confermato che il contatto con l’imballaggio esterno contaminato dal nuovo coronavirus può causare infezioni”, ha detto l’agenzia in una dichiarazione sul suo sito web, senza specificare da dove provenisse il lotto di cibo congelato.

La Cina, che fino all’epidemia di Qingdao non aveva registrato nuovi casi locali in 55 giorni, è stata uno dei pochi paesi a indicare una possibile trasmissione attraverso alimenti congelati. Quando Pechino ha avuto un secondo focolaio a giugno dopo che il virus era stato in gran parte contenuto, i funzionari hanno suggerito che il nuovo cluster potrebbe provenire da salmone importato. I Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno affermato che non ci sono prove che “la manipolazione o il consumo di cibo sia associato al Covid-19”. La Nuova Zelanda ha escluso la possibilità che una delle sue prime infezioni si sia verificata in una cella frigorifera.

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