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Cava de Tirreni

Medico contagiato a Cava de’ Tirreni, l’appello della figlia su Fb: “Tampone in ritardo, ora è ricoverato: i suoi pazienti si mettano in lista e preghino”

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Cava de’ Tirreni. Covid-19 è emergenza contagio per i medici di base e il personale sanitario in tutta Italia che spesso non vengono sottoposti al test. Anche a Cava de’ Tirreni si registra il primo contagio per un medico di famiglia, l’odissea è raccontata su Facebook dalla figlia di Antonio de Pisapia, tra tamponi arrivati in ritardo, con gravi ripercussioni per i pazienti con i quali ha avuto contatti, e la decisione del ricovero ‘forzato’ dopo 6 giorni di febbre senza assistenza. De Pisapia aveva visitato un suo anziano paziente contagiato, pare, da una giovane nipote tornata dal Nord, una delle tante che all’inizio di marzo ha deciso di fare la grande fuga. Piuttosto la vicenda del dottore Antonio de Pisapia è emblematica dei ritardi, spesso letali, nelle cure e nei tamponi agli ammalati domiciliati, ma nel caso dei medici ancora più rischiosa per il propagarsi del contagio. “Sono la figlia del Dottor Antonio de Pisapia e scrivo soltanto per fare chiarezza e raccontare la verità – scrive su Facebook una delle due figlie del dottore -. Mio padre è risultato positivo al Covid-19 il giorno 27 marzo e ce l’hanno comunicato verso le ore 14-15; dopo che lui la mattina presto, insieme a mia madre tramite comunicazione telefonica, ha deciso di farsi ricoverare all’ospedale da campo di Cava de’ Tirreni”. La ragazza ha raccontato che per sei giorni ha atteso che un addetto dell’Asl arrivasse a casa per fargli il tampone. “Erano sei giorni (la febbre è iniziata il giorno 21 marzo) che aspettava a casa qualcuno che gli venisse a fare il tampone, nonostante le diverse telefonate per sollecitare ed altre senza alcuna risposta. È stata una decisione costretta sia per i sintomi sia per sottoporlo al tampone. È inaccettabile che un medico con sospetto Covid sia lasciato abbandonato a se stesso, alle cure della sola famiglia e della Croce Rossa, che purtroppo non può effettuare i tamponi, mettendo a rischio la salute dei pazienti con cui ha avuto contatti e di tutta la sua famiglia. Non è allarmismo ma la verità”. Ma la vicenda del medico cavese è emblematica anche per il propagarsi del contagio, molti familiari di coloro che sono risultati positivi, pur essendo potenzialmente a rischio, non vengono sottoposti al test. “Mio padre oltre ad essere un medico è anche lui un paziente con patologia e a quanto pare i pazienti con patologie non hanno la precedenza su altri che non ne hanno e devono comunque effettuare il tampone – scrive la ragazza -. Anche a noi familiari deve ancora essere effettuato, quanto ancora ci vorrà? Ovviamente siamo in quarantena”. A questo punto l’appello:
“Mi rivolgo ai pazienti che hanno avuto contatti con lui, sicuramente mio padre avrebbe continuato a tutelarvi e ad avvisarvi se ne avesse avuto la possibilità. Perciò chiunque abbia avuto contatti con lui si metta in lista e preghi Dio. Tu Papà hai deciso di aiutare gli altri con la medicina, io con l’informazione, ti amo tanto, guarisci presto, che Dio ti protegga”.
Anche la moglie del dottore de Pisapia ha scritto un post: “Ho letto l’appello del sindaco nel quale si portava a conoscenza che il dottore Antonio de Pisapia è intubato in quanto infettato dal coronavirus. Nel comunicato non veniva precisato che il dottore si e infettato nell’esercizio delle sue funzioni assistendo malati con spirito di profonda abnegazione senza la fornitura da parte degli enti preposti dei dispositivi sicurezza. Se al dottore de Pisapia fosse stata la dovuta assistenza avrebbe provveduto repentinamente ad avvertire pazienti e le persone con cui era venuto a contatto della sua positività. Il dottore de pisapia fa parte di quella schiera di operatori che stanno pagando il più alto prezzo a causa dell’infezione da coronavirus. Un eroe silenzioso che va rispettato”.
Sono 8.358 gli operatori sanitari rimasti contagiati dal coronavirus in Italia dall’inizio dell’emergenza. E’ il dato aggiornato fornito dall’Istituto Superiore di Sanità, a cui si aggiunge l’elenco delle vittime tra i medici stilato quotidianamente dalla Fnomceo, la federazione degli ordini dei medici, che fissa il totale a 50. (R.F.)

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