Giugliano. Fino a qualche giorno fa l’appello era per le mascherine e l’Italia si è messa in moto: ora dopo 21 giorni di quarantena l’emergenza comincia a diventare la mancanza di beni di prima necessità per famiglie bisognose. Anche questa volta la solidarietà viene amplificata sui social per cercare di raggiungere il maggior numero possibile di persone. Ed ecco che un gruppo Facebook diventa a Giugliano “centrale della solidarietà” nei giorni del Coronavirus. Grazie alla bacheca del gruppo “Giuglianesi orgogliosi”, 22mila iscritti, fondato nel 2013 da Peppe Esposito, scomparso tre anni fa, da alcuni giorni si incrociano richieste ma anche le offerte di aiuto. E’ la generosità di imprenditori, commercianti ma soprattutto di tanti semplici cittadini. “Noi rilanciamo e facciamo da cassa di risonanza per le iniziative che sono state promosse sul territorio da diverse organizzazioni”, spiega uno degli admin del gruppo, l’architetto Francesco Taglialatela. Ma il gruppo non si limita solo a questo. Se c’è qualcuno che vuole venire incontro alle persone che maggiormente hanno bisogno, scrive agli amministratori del gruppo che lo indirizzano a quelle organizzazioni già in campo (come ad esempio le parrocchie che hanno organizzato una raccolta di generi alimentari o ai gruppi di volontariato) o alle singole persone che hanno espresso una situazione di disagio dovuta innanzitutto al blocco di gran parte delle attività economiche. Ad esempio, nelle ultime ore, c’è chi ha scritto per dirsi disponibile a donare degli abiti per bambini. Ma ci sono stati anche altri che hanno offerto diverse forme di aiuto. Il gruppo, così funziona da “centrale di smistamento” della solidarietà. “Ricevo innumerevoli telefonate e messaggi incentrati maggiormente sul come affrontare l’emergenza soprattutto dal punto di vista del rifornimento alimentare”.
Giugliano – Un accostamento sospetto tra due auto, una parola di troppo o forse solo il tempismo di una pattuglia impegnata nel controllo del territorio. È finito in manette il pomeriggio di Carmine Roma, 22enne napoletano, ed Eugenio Nocera, residente a Qualiano, sorpresi dai Carabinieri della sezione radiomobile di Giugliano mentre erano fermi a bordo…
NAPOLI – Sono passati quasi quattro mesi dal violento incendio che il 23 ottobre ha colpito il quartiere di Gianturco, ma per diciassette famiglie di via Santa Maria di Costantinopoli alle Mosche l’emergenza non è mai terminata. Da quella notte vivono lontano dalle proprie abitazioni, tra sistemazioni provvisorie e un’attesa che si è trasformata in esasperazione.
A farsi portavoce del disagio è una residente che, a nome degli sfollati, ha scritto al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli per denunciare ritardi e silenzi. Nella lettera si parla di lavori di ripristino rallentati dalla burocrazia e di risposte che non arrivano. «Abbiamo bisogno di tornare nelle nostre case e di riprendere le nostre vite», è il senso dell’appello, che richiama anche precedenti segnalazioni su presunti abusi nell’area rimaste, secondo i cittadini, senza seguito prima del disastro.
Napoli – Quella che doveva essere una mattinata dedicata alla solidarietà si è trasformata in un netto posizionamento politico e industriale. A margine della presentazione della campagna "Sanghe Pe Napule", Tommaso Bianchini, Chief Revenue Officer della SSC Napoli, ha tracciato una linea profonda tra le ambizioni del club di Aurelio De Laurentiis e le recenti…
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