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Lo scrittore napoletano Alessio Forgione, segnalato da Lisa Ginzburg al Premio Strega 2020 per il suo secondo lavoro editoriale dal titolo “Giovanissimi”. Il protagonista è Marocco, incontrato già nel romanzo d’esordio “Napoli mon amour”, chiamato così per “la sua caranagione scura, la pelle olivastra, ma soprattutto per i capelli ricci”. Marocco ha 14 anni, frequenta il primo anno del Liceo ma della scuola non gli importa molto se non nulla, si muove nella periferia napoletana ed esce raramente dal quartiere in cui vive.
Un terribile dolore accompagna la quotidianità del ragazzo: l’abbandono della madre che non ha più dato notizie. Ha molta rabbia dentro e neppure gli allenamenti sul campo di calcio e i suoi risultati promettenti riescono a placarlo.
Marocco gioca per riempire le giornate, gli piace Dylan Dog o i fumetti dedicati a fenomeni paranormali. E’ un ragazzo di periferia della fine degli anni Novanta e vive nello stesso quartiere di Amoresano ma i due libri, nonostante abbiano molti collegamenti, sono indipendenti. Possono essere letti separatamente” spiega all’ANSA Forgione che è partito dai trentenni di oggi per poi andare a vedere perché sono diventati così.
“Quando si scrive si tende ad andare indietro piuttosto che stare al passo con i tempi. E poi a me interessava parlare degli adolescenti degli anni Novanta. Tutti diventiamo adulti a modo nostro, ma nell’adolescenza siamo stati tutti un po’ riottosi, in conflitto con i genitori”, dice Forgione che racconta in prima persona, sei-sette mesi di vita del protagonista di “Giovanissimi”. La precarità e fragilità esistenziale sono di nuovo i sentimenti dominanti: “Marocco sembra duro e violento, cerca di convincersi che è una persona forte e invece scopre di essere sensibile, fragile, buono, tutt’altro che duro. Vive solo con il padre, è stato abbandonato dalla madre. Ha una ferita profonda fino a quando non conosce Serena, una ragazzina molto energica, entusiasta e si abbandona al primo amore”, racconta l’autore che vive in una famiglia unita, con una madre sempre presente. “Non so perché ho pensato all’abbandono della madre, è una cosa subconscia, per nulla autobiografica, ma serviva alla storia una ferita tragica”, spiega. C’è un colpo di scena finale con una conclusione aperta della storia ma anche una certezza: “Marocco ha imparato ad amare”, precisa.
Felice della nomina al Premio Strega dichiara all’ANSA: “Sono orgoglioso ma il percorso è molto lungo e non mi aspetto nulla. Lisa Ginzburg mi ha fatto una bellissima presentazione e spero che il libro continui il suo cammino”.
La Ginzburg nella presentazione scrive: “Romanzo/silloge delle regole più feroci che ritmano l’ingresso all’età adulta: storia la cui potenza risiede nello sguardo e la voce di un protagonista che occupatissimo a decifrare se stesso, trova spazio tuttavia per far parlare ciascuno. Con quella empatia autentica che è intimamente connaturata solo ai veri scrittori.”

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