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Ecco come Greco fece entrare i Casalesi nel circuito Parmalat

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Intervento diretto per l’ottenimento della concessione da parte di Parmalat per la distribuzione del latte in Provincia di Caserta ad una cooperativa gestita di fatto da persone ritenute esponenti del Clan dei Casalesi. E’ questo uno dei elementi presenti nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere che vede coinvolti Adolfo Greco, re del latte nell’area oplontina-stabiese e sorrentina, Pasquale Russo, Antonio Santoro, Lorenzo Vanore, Filippo Capaldo, Nicola Capaldo, Giovanni Massaro, Giuseppe Petito, Gianfranco Costanzo, Teresa Zazzaro. Dopo l’inchiesta “Olimpo” per la quale Greco è in carcere a Secondigliano un’altra tegola giudiziaria si abbatte sulla figura dell’Imprenditore. L’accusa è che “pur non essendo partecipe, forniva (insieme ai dirigenti campani di Parmalat ndr) un contributo concreto, specifico, consapevole e volontario – si legge nell’ordinanza – all’associazione di tipo mafioso dei Casalesi”. Greco, secondo quanto emerso dalle indagini della DDA e della Guardia di Finanza di Napoli, sarebbe intervenuto per il rilascio di una concessione da parte di Parmalat ad una cooperativa di fatto gestita di fatto da esponenti del clan dei Casalesi. Greco “si faceva parte attiva interloquendo – scrive il gip Leda Rossetti – con i dirigenti campani della Parmalat, Pasquale Russo, Lorenzo Vanore e Antonio Santoro per far revocare alla società Euromilk finita in amministrazione giudiziaria nel 2013 in quanto riconducibile ai Capaldo e ai Zagaria ed assegnare una nuova concessione per la zona alla cooperativa Santa Maria di nuova costituzione ma di fatti gestita dai Casalesi.
L’intercessione di don Adolfo con i vertici campani di Parlmalat per gli investigatori rappresenta un “contributo consapevole, concreto e costante al clan dei Casalesi, gruppo Zagaria, all’assegnazione di un importante settore imprenditoriale” che è la distribuzione del latte. Dalle indagini è emersa l’esistenza di rilevanti contatti tra Greco e Nicola Capaldo, nipote di Michele Zagaria e fratello maggiore del reggente del clan dopo la cattura, nel 2011, di Michele Zagaria. Parliamo di Filippo Capaldo già condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso per la fornitura di latte Berna del gruppo Parlamalat nei comuni dove c’è l’egemonia del clan.
Secondo le risultanze investigative don Adolfo ha concretamente contribuito, su espressa richiesta dei Zagaria e Capaldo, al rilascio della nuova concessione per la distribuzione del Latte Berna in favore di una società fittiziamente intestata a terzi soggetti ma di fatto gestita dal sodalizio criminale. I Capaldo si sono rivolti ad Adolfo Greco “consapevoli dell’influenza che lo stesso vantava nei confronti dei dirigenti della Parmalat” affinchè l’operazione andasse in porto. L’aiuto concreto emerge in una conversazione captata nella sala riunioni della CIL, azienda di Greco, tra lo stesso imprenditore ed Antonio Polese, il defunto “boss delle cerimonie” e del nipote, dove si parla dei Capaldo. “Allora, vennero,… vennero,… sono gente,… sono serie A,… ad alto livello,… sarebbero i nipoti di Zagaria,… i figli della sorella di Zagaria… per tutta l’Italia quelli comandano, tengono… (incomprensibile)… sposati e viveva con loro,… perché la mamma di questi qua è la sorella di Zagaria… Gli hanno confiscato tutto quanto là… va bene ma quelli tengono tanti soldi… vendevano il latte, gli hanno confiscato – dice Greco – pure l’azienda che vendevano il latte ed io con l’azienda… con Parmalat rispondo io con il nome mio (sorride)… Allora adesso loro stanno facendo… (incomprensibile)… sempre per aiutarli,… loro che sono venuti,… loro sono venuti da me: “…ho saputo che voi che lo possiamo fare… e noi stiamo qua se ve la potete prendere voi… io vi ringrazio…” (incomprensbilie) “Il rispetto… voi qualsiasi cosa avete bisogno.. io vi ringrazio…” “Ma sono ragazzi… – dice Greco a Polese”. Greco li ha seguiti, passo passo, in tutta la fase di passaggio dalla vecchia azienda alla nuova insieme ai dirigenti di Parmalat ben consapevoli, dopo i numerosi incontri alla CIL di Castellammare, di avere di fronte interlocutori criminali. Proprio con Antonio Polese, all’epoca titolare della Sornisa, Greco organizza anche il battesimo del figlio di Filippo Capaldo: per Greco non contano solo i soldi e gli affari, anzi. “Allora – dice Greco a Polese – devono fare una cosa piccola, per venti massimo venticinque persone, però lo devi sapere solo tu… Zagaria…Filippo… vorrebbe fare il battesimo del figlio… logicamente questa non è gente alla quale puoi dare del tu…viene anche la madre di Filippo… che è la sorella di Zagaria… non deve sapere niente nessuno”.

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