

Poesie, suggestioni, fotografie e disegni. “Tramonti di cartone”, nuovo libro dello scrittore napoletano Marcello Affuso, è un viaggio interdisciplinare, un prosimetro illustrato dai forti contrasti e chiaroscuri. Edito dalla GM Press, il volume, che uscirà il 13 gennaio, è un lavoro corale che vede il debutto di due talentuose giovani scrittrici, Valentina Bonavolontà e Giulia Verruti, della fotografa Erica Bardi, e della riconferma ad altissimi livelli della illustratrice Federica Crispo. La presentazione ufficiale dunque, è prevista per il 22 gennaio (ore 18) alla Feltrinelli (Piazza Dei Martiri) ma questa sera,13 dicembre, al Teatro TRAM (via Port’Alba 30, ore 21) verrà messa in scena una performance ispirata ai temi del libro che vedrà sul palco, tra gli altri, l’attrice Francesca Hasson e la ballerina Assia Sarpa. Musiche originali a cura dei “1989” (Antonio Ardito e Andrea De Prisco).
Si parte, attraverso un dialogo, dell’assunto di abbandonare la zona di comfort che permette di celare se stessi nel chiaroscuro delle proprie fragilità, come se la vera essenza di se fosse qualcosa di cui vergognarsi per mettersi poi a nudo, parlando di amori vecchi e nuovi, amicizia, perdita, ricordo, incontri, dolore, speranze. Un lavoro collettivo di ben 64 contributi in cui ciascuno fa la sua parte. Ma anche molto di più, in realtà, perché i proventi delle vendite saranno devoluti in beneficenza alla Onlus I Care, associazione che ogni giorno lotta per portare in Africa acqua, istruzione e formazione ad un popolo duramente provato dalla fame, dalla miseria, dalla siccità, dalla guerra e da gravi emergenze sanitarie.Dal buio alla luce, con tutte le sfumature intermedie, il doppio binario che compone l’opera è un frastagliato percorso ad ostacoli nel quale non ci sono punti fermi, ma solo domande, riflessioni, echi nostalgici.Il tramonto indica, metaforicamente, qualcosa che volge al termine, che si dilegua e che, declinando, svanisce sotto la linea dell’orizzonte. Nell’istante che precede la scomparsa della luce un sentimento di malinconia può assalire lo spettatore, come se fosse l’ultima occasione per afferrare “un’effimera illusione”.
Da “un labirinto di periodi ipotetici” si giunge a una “luce straordinaria prima che sorga il sole”, a una madre terra che genera fiori nonostante l’arsura, a uno scambio di sguardi che si tinge di azzurro.
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