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Miano

Napoli, vuole vedere il figlio: va a casa della ex e danneggia l’auto del suocero: arrestato

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Ieri sera gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale, su segnalazione della sala operativa, sono intervenuti in via Carlo Levi per un “Codice Rosso”.
I poliziotti, giunti sul luogo dell’accaduto, hanno notato un uomo che colpiva un’auto con un attrezzo infrangendone i vetri.
Gli agenti hanno accertato che il veicolo danneggiato era intestato al padre dell’ex compagna dell’uomo che, presentatosi presso l’abitazione del suocero, aveva minacciato la ragazza di morte se non gli avesse lasciato vedere il figlio. C.V., 27enne napoletano, è stato arrestato per atti persecutori nei confronti della ex compagna che lo aveva già denunciato per altri analoghi episodi.

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Cronaca Napoli

Napoli, edificio abusivo sequestrato dalla polizia a Miano

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Napoli. Sabato pomeriggio i poliziotti del Commissariato Scampia e il personale dell’Unità Operativa tutela edilizia della Polizia Locale di Napoli sono intervenuti in via 2^ traversa di via Janfolla nel quartiere di Miano in seguito alla segnalazione di un’edificazione abusiva sul suolo pubblico.

Gli agenti hanno constatato che una porzione dell’androne di un palazzo era stata chiusa da un muro, ricavandone così un appartamento di circa 60 metri quadrati in fase di realizzazione, il tutto spostando il portone d’ingresso dall’alloggiamento originario.
All’interno dell’appartamento gli agenti hanno rinvenuto diversi cavi elettrici utilizzati per prelevare energia elettrica per gli utensili da lavoro senza alcuna presenza di un quadro di protezione; inoltre, l’intervento di personale specializzato della società elettrica ha consentito di accertare l’appropriazione fraudolenta dell’energia elettrica.

I committenti del manufatto, due napoletani di 21 e 23 anni, sono stati denunciati per furto di energia elettrica, invasione di terreni o di edifici e edificazione abusiva su suolo pubblico. Inoltre, l’opera abusiva è stata sottoposta a sequestro.

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Cronaca Giudiziaria

Camorra, il pentito dopo 11 anni fa ritrovare i corpi del boss Russo ‘o doberman, del figlio e dell’autista

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Dopo 11 anni sono stati ritrovati i corpi del boss Francesco Russo ’o doberman, 50 anni, all’epoca capo zona a Chiaiano,  il figlio Ciro di 30 e Vincenzo Moscatelli, 47enne, avvenuto il 15 marzo del 2009 a Mugnano.

 

Il mandante dell’omicidio sarebbe il boss pentito Antonio Lo Russo che secondo il pentito Biagio Esposito, aveva chiesto la “cortesia” al gruppo del suo compare di matrimonio Cesare Pagano, di eliminare  o’ dobermann che stava diventando troppo autonomo.  Ha raccontato il pentito”: In particolare fu Cesare Pagano che un paio di ore prima, in presenza di Oreste Sparano, Mirko Romano e Carmine Amato, a dirci che doveva fare un favore ai Lo Russo, e in particolare ad Antonio, figlio di Salvatore. Non aggiunse altro”.

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Le denunce di scomparsa risalgono a due giorni dopo e i familiari le presentarono alla stazione dei carabinieri di Marianella. Da quel giorno nessuno ha avuto più notizie dei quattro, le cui autovetture furono trovate parcheggiate a Secondigliano. Dalle poche informazioni che gli investigatori riuscirono a sapere da fonti confidenziali emerse che erano andati a un appuntamento con persone, almeno una, delle quali si fidavano. Al punto da lasciare le macchine proprie e salire su altre.

La vicenda partì da un punto fermo: l’ultimo segnale dei due Russo, Graziano e Moscatelli. In particolare da mesi gli inquirenti studiavano le mosse di “o’ dobermann” e non fu difficile ricostruire gli ultimi spostamenti del pregiudicato, considerato un esponente di rilievo dei “Capitoni”. L’ultimo contatto conduceva a Mugnano e lì le quattro vittime di lupara bianca furono viste l’ultima volta. S’indagò sulle “celle” dei telefonini e i primi riscontri non lasciarono molti segnali di speranza: da Mugnano, l’auto a bordo della quale viaggiava Francesco Russo si spostò verso una zona del litorale Domitio, area degradata e poco abitata, luogo ideale per consumare delitti senza lasciare tracce.

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