

foto di repertorio
“E’ una sentenza importante quella di oggi, che non ci fa gioire, così come non ci fa gioire nessuna condanna, ma che dopo dieci anni di battaglie restituisce giustizia, verità e dignità a Stefano Cucchi”. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, nel commentare la sentenza del Tribunale di Roma. “All’indomani della morte di Stefano – dichiara Gonnella – avevamo contattato la sua famiglia e, insieme a Luigi Manconi, avevamo pubblicamente chiesto chiarimenti su cosa fosse accaduto a quel ragazzo che, finito nelle mani dello Stato in buone condizioni di salute, aveva subito mostrato segni di quelle che potevano essere violenze, che ora sappiamo essere state opera di alcuni appartenenti all’Arma dei Carabinieri e che ne hanno poi provocato la morte”. “Quel comunicato – prosegue ancora il presidente di Antigone – secondo il pubblico ministero fece partire il depistaggio che, se non fosse stato per il coraggio e la tenacia della famiglia e degli avvocati di Stefano, avrebbe anche potuto portare a spegnere ogni possibile verità sulla sorte del giovane su cui, nel corso degli anni, troppi hanno espresso pareri sprezzanti. Dunque questa – sottolinea ancora Gonnella – è una sentenza che restituisce piena dignità a Stefano Cucchi e alla sua famiglia, quella dignità che qualcuno ha tentanto di togliergli”.
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